Digitalkids

Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

La realtà virtuale alla Games Week

PSVR

s.g.- Il mondo dei videogiochi riprova a corteggiare la realtà virtuale. Mentre gli ingegneri di Oculus Rift stanno lavorando alla creazione di cortometraggi e film, Sony sperimenta le applicazioni ai videogame. Alla Games Week in corso a Milano fino a domenica e’ possibile provare per la prima volta in Italia il sistema di Realtà Virtuale, Playstation Vr della Sony. Impressionante il realismo delle immagini. Nello scenario Deep, ci si immerge nelle profondità marine dove s’incontrano varie specie di pesci, meduse e alla fine uno squalo tutt’altro che amichevole. Il senso d’immersione è molto accentuato e la permanenza all’interno del mondo virtuale è nel complesso molto gradevole. L’ambiente grafico è ricco e ben definito. Uniche pecche: la mancanza d’interazione e l’assenza del corpo (se si guarda in basso non si vedono le proprie gambe e questo toglie molto all’effetto realistico). Alla Games Week è possibile provare anche Steam VR  di Htc  Ambiente sottomarino anche in questo caso, in un relitto con una balena che ci nuota sulla testa. Si può interagire con i pesciolini che ci sfrecciano intorno. In entrambi i casi il realismo non è nemmeno lontanamente paragonabile ai sistemi degli anni 90. Anche se resta poco chiaro, oggi come allora, che cosa veramente saremo disposti a fare, per un tempo piuttosto lungo, all’interno di questi ambienti dal realismo grafico impressionante, totalmente avulsi dall’ambiente circostante.

Freestyle pc: e il bambino naviga senza rischi

FreestylePcForKids1g.r. – Un uovo di Colombo: una chiavetta usb che si collega alla porta del pc e schiude un “giardino” in cui un bambino può aggirarsi senza rischi e, invece, divertendosi con scoperte e stimoli positivi.

Si chiama  Freestyle pc e lo si deve a Stefano Tagliabue, fondatore di Freestyle Pc for Kids, un progetto informatico per bambini, dai 3 ai 10 anni su ciò si possono trovare maggiori informazioni qui. Sul sito si può anche acquistare la chiavetta direttamente).

Si tratta di un sistema operativo (basato su Linux) personalizzato per i più piccoli, “inserito” in una chiavetta USB. La chiavetta si inserisce nel pc, il sistema parte, e poi si estrae quando si vuole smettere di usarla (e il pc torna esattamente come prima). In questo modo, quando si inserisce la chiavetta, i bambini possono trovare su qualsiasi pc dei propri genitori un ambiente digitale in cui muoversi e sperimentare.
Tagliabue ha dedicato due anni al progetto, con un’insegnante e una psicologa, e lo ha lanciato ufficialmente un paio di mesi fa.
A testimoniare quanto l’iniziativa sia interessante, in un mese e mezzo sono giunti circa mille ordini dall’Italia (e dal Canada, Belgio, Olanda, UK, Svizzera, Germania e Francia), senza investimenti pubblicitari.
All’interno della chiavetta si trovano 400 giochi e percorsi educativi, una suite “Office” per bambini, un browser sicuro e un’area dedicata all’apprendimento della lingua inglese.

Quali materie? Lo studente le sceglie con un videogioco

VALLARINO-Marco-203x300g.r. – Marco Vallarino è, da lungo tempo, un pioniere e un maestro nel campo dei videogiochi made in Italy: o, almeno, di quella particolare categoria costituita dalle “avventure testuali”: labirinti narrativi in cui ci si muove dialogando con il proprio pc. Storie come Darkiss e Ayon hanno appassionato migliaia di persone. Chi voglia saperne di più può partire dal sito di Vallarino: http://www.marcovallarino.it.

Ma veniamo alle novità. Qualche settimana fa, nel liceo Marconi di Imperia, Vallarino ha presentato un videogioco progettato e realizzato insieme a un gruppo di studenti: nel link qui accanto un articolo informativo La Repubblica – Genova.

Gli ho chiesto di raccontarlo in breve ed ecco la sua risposta:

Si tratta di una avventura testuale (ovviamente!) illustrata da una
ricca documentazione fotografica, che permette di visitare la scuola
in maniera interattiva e sottoporsi ad alcuni test attitudinali di
elettronca, meccatronica, informatica, meccanica, idraulica,
eccetera... per permettere di scoprire eventuali interessi per le
materie che si insegnano al Marconi.

L'opera si rivolge in particolare agli studenti di terza media che
devono decidere come proseguire gli studi e le prove proposte variano
dalla riparazione di un termosifone al cambio dell'olio di un motore
di un'auto, dalla realizzazione di un circuito stampato alla
programmazione di un chip, fino all'assemblaggio di un piccolo robot.

Una bella iniziativa messa a disposizione gratuitamente nella scuola tramite pc, smartphone e tablet. A dimostrazione che esiste una “gamification” seria e promettente e che a volte le strade più semplici sono le migliori. Niente effetti speciali, qui, ma una visita piacevole e maieutica, per rivelare le inclinazioni personali dei giovani studenti.

 

Lentezza e duello, il fenomeno Heartstone

heartstone 2gr – C’è un videogioco online che in poco tempo si è ritagliato un oceano su misura, con ben trenta milioni di iscritti giocanti: si tratta di Heartstone, una produzione Blizzard: gli stessi di World of Warcraft, di cui si riprendono alcuni temi e ambientazioni. Ma Heartstone è… un gioco di carte collezionabili, che mette insieme la gradevolezza scenografica e una strategia ben pensata. Interessante riflettere sul fatto che in un mondo e in un settore in cui la rapidità (di riflessi, di reazione) è d’ordinanza insieme al multiplayer, s’imponga invece un gioco dove vincono il tu-per-tu (il duello) e la “lentezza” dello scontro a mosse.

Lo si può giocare su pc, su mac, su tablet e su smartphone.

Su Heartstone ho scritto un articolo da poco uscito sul mensile Studi cattolici: s’intitola Il prodigio semplice di Heartstone e basta fare click sul link.

Progettare un’Internet sicura per i nostri figli

Schermata 05-2457149 alle 11.27.08s.g. – “Safety by design”, la sicurezza progettata direttamente nella Rete. Questa dovrebbe essere la soluzione per un’Internet che offra sempre maggiori le opportunità per i ragazzi senza nel contempo aumentare i rischi cui sono esposti. A sostenerlo e’ Sonia Livingstone, Professore di Psicologia sociale al Dipartimento di Media e Comunicazione della  London School of Economics and Political Science, intervenuta ieri all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano a un convegno su “Diritti e sicurezza dei minori online. Lo stato dell’arte della ricerca e delle politiche”. E’ ormai un dato acquisito delle ultime ricerche su bambini, ragazzi e Rete, che l’aumento del tempo trascorso online e delle attività che vi si svolgono vada di pari passo con una crescita dei rischi. Secondo la ricerca europea “Net Children go mobile”, cui ha partecipato l’Osservatorio sulla Comunicazione della Cattolica, presentata ieri da Giovanna Mascheroni,  il 55% dei ragazzi interpellati (25mila tra i 9 e i 16 anni con le loro famiglie), si sono imbattuti in almeno uno dei rischi più frequenti nell’uso di Internet, come l’esposizione a contenuti inappropriati, pornografici o che incitano a odio e violenza, che promuovono anoressia o comportament autodistruttivi, o ancora a veri e propri episodi di cyberbullismo: in questo caso l’età dove il fenomeno è più frequente è fra gli 11 e i 12 anni.

Del resto l’accesso a Internet è sempre più precoce, come testimonia Strephane Chaudron, del Joint Research Center della Commissione Europea, che ha condotto uno studio su “Young children and digital technologies”, che ha indagato il comportamento online di bambini da 0 a 8 anni. In Gran Bretagna ad esempio, quasi l’80% dei bambini tra i 5 e i 6 anni usa Internet. Ed è ormai un problema comune per i genitori trovare il modo di farsi restituire l’iPad per navigare, come testimonia questa voce di Wikihow. La ricercatrice ha presentato anche un gioco, Happy Onlife, in versione da tavolo e app, per introdurre all’uso sicuro della rete.

Nel corso della tavola rotonda, moderata da Piermarco Aroldi, dell’Osservatorio sulla comunicazione, cui ha partecipato anche Marzia Calvano del Miur, è emerso come la navigazione in rete sia sempre più solitaria e privata: il luogo dove lo smartphone è più utilizzato è la cameretta. Difficile quindi per i genitori riuscire ad avere un controllo, sia pure blando, su cosa fanno i propri figli online. Ha poco senso, secondo Sonia Livingstone, l’uso del termine “Nativo digitale”. In realtà i nostri figli hanno bisogno di una guida e, a quanto dicono le ricerche, non sono poi così ostili alle regole che imponiamo loro. L’obiettivo. ha spiegato ancora Livingstone, è un ambiente libero ma sicuro, in cui non siano necessarie particolari restrizioni. Un po’ come un parco dove i genitori danno un’occhiata ai figli che intanto si arrampicano sugli alberi e sperimentano l’ambiente, anche affrontando qualche pericolo, ma sempre sotto l’occhio, vigile, ma non invadente dei genitori. Come tradurre tutto questo online? E’ una sfida difficile, ma che non possiamo permetterci di perdere.

 

Vietare Whatsapp? In alcune scuole ci stanno pensando

s.g. – La lettera diffusa di recente dai presidi delle scuole di Parma e provincia ha il merito di favorire una riflessione sull’argomento. Soprattutto invita noi genitori a non rinunciare al compito di dare regole e stabilire le modaltà d’uso degli strumenti elettronici. Se sembra drastica l’idea di chiudere Whatsapp, e, per chi ha figli oltre i 14 anni, francamente piuttosto difficile da mettere in atto, la proposta di individuare regole condivise per l’uso dello smartphone e dei sistemi di messaggistica è da accogliere assolutamente.

Una riflessione sull’uso delle chat al Gonzaga di Palermo

whatsapp-messenger-androids.g. – Una formula inedita quella sperimentata all’Istituto Gonzaga di Palermo per riflettere, insieme ai ragazzi di terza media e ai loro genitori, sull’utilizzo delle chat di gruppo. La mattinata del 25 marzo, con l’aiuto di Padre Eraldo Cacchione, preside dell’Istituto, e di Giuseppe Mannino, psicologo, docente universitario e consulente della scuola, mi sono incontrata prima con i ragazzi, poi con i genitori, e infine con ragazzi e genitori insieme. La riflessione è partita dall’esperienza concreta di una chat di classe su Whatsapp. Con i ragazzi abbiamo approfondito il tema della consapevolezza, l’importanza di rendersi conto delle conseguenze di quanto scriviamo, rilanciamo, o condividiamo in rete. Con il gruppo – molto folto – di genitori abbiamo invece puntato l’attenzione sull’importanza di riappropriarsi del proprio ruolo di educatori, anche oltre in confine dello schermo, in quel mondo virtuale nel quale troppo spesso rifiutiamo di avventurarci. Non occorre essere più esperti dei nostri figli per proporci come loro guide. Se anche ci sembrano così abili a smanettare, hanno comunque le necessità, e forse anche il desiderio, che noi genitori condividiamo con loro questo percorso aiutandoli a orientarsi. Il dibattito finale, che ha visto genitori e ragazzi insieme, con la presenza delle loro insegnanti di lettere che avevano guidato una riflessione a partire da alcune domande lasciate alla fine del primo intervento, ha confermato quanto sia importante creare sempre più spesso occasioni di scambio e di condivisione di esperienze su questi argomenti. In fondo la diffusione e gli interrogativi sull’uso responsabile di queste tecnologie sono anche una grande occasione che ci viene offerta per ripensare, in modo più ampio, alla nostra funzione di educatori dei nostri figli.

Ecco il Decalogo di Digital Kids per l’uso consapevole di Internet

decalogos.g.-   Esistono decaloghi di vario tipo che aiutano a orientarsi nel web. Anche noi di Digital Kids ve ne proponiamo uno. E’ basato sulla nostra diretta esperienza, confortata dall’esperienza e dalla ricerca di studiosi e genitori, non soltanto italiani. Ve lo proponiamo perché pensiamo possa essere uno strumento utile e ci piacerebbe conoscere i vostri commenti e suggerimenti.

1)   Evitare l’equivalente del fumo passivo: il nostro uso dei media influenza i nostri figli

2)   L’incontro faccia a faccia deve sempre prevalere sul telefono e su Internet. E guardiamo negli occhi la persona con cui parliamo. Questo significa anche: niente sms e niente sbirciate allo schermo mentre si parla con qualcuno.

3)   A tavola niente telefono o tablet. Niente è più importante del tempo che passiamo insieme.

4)   Quando è ora di andare a letto, basta schermi: né tv, né pc, né smartphone. Vanno tenuti rigorosamente fuori dalla camera da letto. Oltretutto è più sano.  Educhiamoci ed educhiamoli a chiudere gli occhi quand’è il momento, non a tenerli sbarrati.

5)   Non nascondersi quando si naviga: il pc è personal, d’accordo, ma usarlo in pubblico aiuta a non trasformarlo in una via di fuga.

6)   Ricordare sempre, in ogni sito che si visita, che “se non paghi non sei il

cliente, sei il prodotto in vendita”.  Non c’è niente che sia davvero gratis.

7)   Vietato cancellare la cronologia: questo vale per ogni membro della famiglia. Assumersi la responsabilità della propria navigazione.

8)   Mai, mai usare la mail o i messaggi Whatsapp per discutere o per chiarire malintesi. Nella stragrande maggioranza dei casi se ne creeranno di peggiori. E se qualcuno ci insulta online, o ci fa domande strane, non replicare e interrompere la connessione.

9)   Ricordare sempre che dietro i link, nei social network, ci sono delle persone.  Ciò significa rispettarle e, al tempo stesso, rispettare sé stessi: non si danno informazioni private agli sconosciuti, non si prendono appuntamenti a tu per tu, da soli, con chi non si conosce.

10)Farsi aiutare a capire il significato dei percorsi che che si fanno  navigando in Rete: dentro lo schermo ci sono molte informazioni e poche spiegazioni.

 

Penso, quindi clicco. Seminario sull’uso consapevole di Internet, dei social media e dei videogiochi

ragazzi-al-computer-mods.g. – Come usare Internet al meglio, per trovare informazioni davvero utili e veritiere? E come partecipare in modo positivo alla vita nei social network e nei grandi videogiochi online? A queste domande si proponeva di rispondere un seminario organizzato dall’Associazione ex alunni dell’Itis e Lice scientifico delle scienze applicate Molinari in collaborazione con la sede di Milano dell’Aiart, associazione spettatori (www.aiart.org) e tenuto da Stefania Garassini (vicepresidente della sezione milanese dell’Aiart) e Giuseppe Romano, docenti di Comunicazione Multimediale all’Accademia Santa Giulia di Brescia e di Web Communication all’Università Cattolica di Milano e autori di questo blog. Il seminario, della durata di tre ore, si è rivolto a un pubblico di circa un centinaio di allievi dell’ultimo anno del Molinari. Il percorso è iniziato con una riflessione sull’attenzione e come usarla al meglio per navigare in rete, ed è proseguita con le strategie per valutare le informazioni trovate su Internet e stabilire se sono credibili.  I docenti hanno poi affrontato il tema dei social network e dei videogiochi, spiegando i meccanismi che creano il coinvolgimento dei giocatori e soffermandosi su alcuni consigli di “netiquette” per riuscire a gestire la meglio il mondo online e offline.

“Internet-patia”: una ricerca dell’Aiart

internetpatias.g. – Giovedì, 6 novembre, a partire dalle 9, si terrà nell’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio a Roma, un convegno di presentazione dei risultati della ricerca sull’”Internet-patia” condotta dall’Associazione Spettatori Aiart. Tra gli interventi della giornata ci saranno quello di Monsignor Nunzio Galantino, segretario nazionale della Cei, del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e di Federico Tonioni, autore della prefazione del volume e responsabile dell’ambulatorio dipendenze da internet del Policlinico Gemelli di Roma. Il libro, con i risutati della ricerca,  è costituito da cinque capitoli che affrontano l’insorgere della dipendenza, la predisposizione e le  azioni di prevenzione di contrasto. Sarà possibile seguire l’evento in streaming collegandosi al portale di Roma Capitale.

Un interessante articolo sull’argomento è uscito il 6 novembre su Avvenire a firma di Federico Tonioni.

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