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Month – dicembre 2013

I nativi digitali? Non esistono

nativi-digitalis.g.-I nativi digitali esistono davvero? Se lo chiede lo scrittore Alessandro d’Avenia in un articolo uscito su La Stampa, che potete trovare qui. Secondo l’autore quella di “nativi digitali” è soltanto una comoda semplificazione che c’impedisce di guardare in faccia la realtà. L’autore sostiene, riprendendo le tesi di uno studioso come Cesare Rivoltella, che non ci siano prove scientifiche di un cambiamento strutturale nel cervello dei ragazzi che fanno massiccio uso delle tecnologie. Quindi un utilizzo indiscriminato di Lim e tablet nelle aule scolastiche non si può considerare, da solo, un rimedio alla mancanza di attenzione e di coinvolgimento degli alunni. L’articolo offre ottimi spunti per una riflessione seria sull’argomento. Ci sono molti punti in comune con il lavoro di Howard Rheingold sulle nuove competenze digitali, proposto in “Perché la rete ci rende intelligenti”, e in particolare sulla sua analisi approfondita delle dinamiche dell’attenzione.

Tecnopatie del corpo e della mente

scrivere-a-manog.r. – Un timer può risolvere i problemi connessi con i videogiochi? Così il titolo semplifica un giro di pareri compiuto da “Repubblica nell’articolo che si può leggere qui. La questione è più delicata e supera anche la costatazione delle singole tecnopatie, ovvero che l’uso eccessivo degli strumenti elettronici può far male (il mal di schiena per le posture errate, la tendinopatia al pollice per l’eccesso di chat). Alla fine, è impossibile evitare l’uso dei mezzi, a qualsiasi età: senza di essi troppe cose diventano impossibili. Piuttosto, chiediamoci se questi mezzi ci portano ai nostri fini, quali che siano: se sì, forse vale la pena accollarci qualche acciacco (curandolo). Se no, tanto vale farne a meno di quei mezzi, o dedicare un timer a garantire che ci resti il tempo di fare ciò che davvero vogliamo. (Suggestiva la tesi del “digiuno tecnologico” sostenuta da Jonah Lynch in “Il profumo dei limoni”, Lindau 2012).

Quest’altro articolo invece (cliccare qui) è uscito sul “Corriere”, e si preoccupa perché i bambini non sanno più usare penna e matita. Il problema è un altro: sanno scrivere? sanno leggere? Penna e matita in sé si vanno evolvendo, come fu con lo stilo degli antichi.

 

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