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Month – maggio 2015

Lentezza e duello, il fenomeno Heartstone

heartstone 2gr – C’è un videogioco online che in poco tempo si è ritagliato un oceano su misura, con ben trenta milioni di iscritti giocanti: si tratta di Heartstone, una produzione Blizzard: gli stessi di World of Warcraft, di cui si riprendono alcuni temi e ambientazioni. Ma Heartstone è… un gioco di carte collezionabili, che mette insieme la gradevolezza scenografica e una strategia ben pensata. Interessante riflettere sul fatto che in un mondo e in un settore in cui la rapidità (di riflessi, di reazione) è d’ordinanza insieme al multiplayer, s’imponga invece un gioco dove vincono il tu-per-tu (il duello) e la “lentezza” dello scontro a mosse.

Lo si può giocare su pc, su mac, su tablet e su smartphone.

Su Heartstone ho scritto un articolo da poco uscito sul mensile Studi cattolici: s’intitola Il prodigio semplice di Heartstone e basta fare click sul link.

Progettare un’Internet sicura per i nostri figli

Schermata 05-2457149 alle 11.27.08s.g. – “Safety by design”, la sicurezza progettata direttamente nella Rete. Questa dovrebbe essere la soluzione per un’Internet che offra sempre maggiori le opportunità per i ragazzi senza nel contempo aumentare i rischi cui sono esposti. A sostenerlo e’ Sonia Livingstone, Professore di Psicologia sociale al Dipartimento di Media e Comunicazione della  London School of Economics and Political Science, intervenuta ieri all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano a un convegno su “Diritti e sicurezza dei minori online. Lo stato dell’arte della ricerca e delle politiche”. E’ ormai un dato acquisito delle ultime ricerche su bambini, ragazzi e Rete, che l’aumento del tempo trascorso online e delle attività che vi si svolgono vada di pari passo con una crescita dei rischi. Secondo la ricerca europea “Net Children go mobile”, cui ha partecipato l’Osservatorio sulla Comunicazione della Cattolica, presentata ieri da Giovanna Mascheroni,  il 55% dei ragazzi interpellati (25mila tra i 9 e i 16 anni con le loro famiglie), si sono imbattuti in almeno uno dei rischi più frequenti nell’uso di Internet, come l’esposizione a contenuti inappropriati, pornografici o che incitano a odio e violenza, che promuovono anoressia o comportament autodistruttivi, o ancora a veri e propri episodi di cyberbullismo: in questo caso l’età dove il fenomeno è più frequente è fra gli 11 e i 12 anni.

Del resto l’accesso a Internet è sempre più precoce, come testimonia Strephane Chaudron, del Joint Research Center della Commissione Europea, che ha condotto uno studio su “Young children and digital technologies”, che ha indagato il comportamento online di bambini da 0 a 8 anni. In Gran Bretagna ad esempio, quasi l’80% dei bambini tra i 5 e i 6 anni usa Internet. Ed è ormai un problema comune per i genitori trovare il modo di farsi restituire l’iPad per navigare, come testimonia questa voce di Wikihow. La ricercatrice ha presentato anche un gioco, Happy Onlife, in versione da tavolo e app, per introdurre all’uso sicuro della rete.

Nel corso della tavola rotonda, moderata da Piermarco Aroldi, dell’Osservatorio sulla comunicazione, cui ha partecipato anche Marzia Calvano del Miur, è emerso come la navigazione in rete sia sempre più solitaria e privata: il luogo dove lo smartphone è più utilizzato è la cameretta. Difficile quindi per i genitori riuscire ad avere un controllo, sia pure blando, su cosa fanno i propri figli online. Ha poco senso, secondo Sonia Livingstone, l’uso del termine “Nativo digitale”. In realtà i nostri figli hanno bisogno di una guida e, a quanto dicono le ricerche, non sono poi così ostili alle regole che imponiamo loro. L’obiettivo. ha spiegato ancora Livingstone, è un ambiente libero ma sicuro, in cui non siano necessarie particolari restrizioni. Un po’ come un parco dove i genitori danno un’occhiata ai figli che intanto si arrampicano sugli alberi e sperimentano l’ambiente, anche affrontando qualche pericolo, ma sempre sotto l’occhio, vigile, ma non invadente dei genitori. Come tradurre tutto questo online? E’ una sfida difficile, ma che non possiamo permetterci di perdere.

 

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