Digitalkids

Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

Le età della famiglia

Freestyle pc: e il bambino naviga senza rischi

FreestylePcForKids1g.r. – Un uovo di Colombo: una chiavetta usb che si collega alla porta del pc e schiude un “giardino” in cui un bambino può aggirarsi senza rischi e, invece, divertendosi con scoperte e stimoli positivi.

Si chiama  Freestyle pc e lo si deve a Stefano Tagliabue, fondatore di Freestyle Pc for Kids, un progetto informatico per bambini, dai 3 ai 10 anni su ciò si possono trovare maggiori informazioni qui. Sul sito si può anche acquistare la chiavetta direttamente).

Si tratta di un sistema operativo (basato su Linux) personalizzato per i più piccoli, “inserito” in una chiavetta USB. La chiavetta si inserisce nel pc, il sistema parte, e poi si estrae quando si vuole smettere di usarla (e il pc torna esattamente come prima). In questo modo, quando si inserisce la chiavetta, i bambini possono trovare su qualsiasi pc dei propri genitori un ambiente digitale in cui muoversi e sperimentare.
Tagliabue ha dedicato due anni al progetto, con un’insegnante e una psicologa, e lo ha lanciato ufficialmente un paio di mesi fa.
A testimoniare quanto l’iniziativa sia interessante, in un mese e mezzo sono giunti circa mille ordini dall’Italia (e dal Canada, Belgio, Olanda, UK, Svizzera, Germania e Francia), senza investimenti pubblicitari.
All’interno della chiavetta si trovano 400 giochi e percorsi educativi, una suite “Office” per bambini, un browser sicuro e un’area dedicata all’apprendimento della lingua inglese.

Quali materie? Lo studente le sceglie con un videogioco

VALLARINO-Marco-203x300g.r. – Marco Vallarino è, da lungo tempo, un pioniere e un maestro nel campo dei videogiochi made in Italy: o, almeno, di quella particolare categoria costituita dalle “avventure testuali”: labirinti narrativi in cui ci si muove dialogando con il proprio pc. Storie come Darkiss e Ayon hanno appassionato migliaia di persone. Chi voglia saperne di più può partire dal sito di Vallarino: http://www.marcovallarino.it.

Ma veniamo alle novità. Qualche settimana fa, nel liceo Marconi di Imperia, Vallarino ha presentato un videogioco progettato e realizzato insieme a un gruppo di studenti: nel link qui accanto un articolo informativo La Repubblica – Genova.

Gli ho chiesto di raccontarlo in breve ed ecco la sua risposta:

Si tratta di una avventura testuale (ovviamente!) illustrata da una
ricca documentazione fotografica, che permette di visitare la scuola
in maniera interattiva e sottoporsi ad alcuni test attitudinali di
elettronca, meccatronica, informatica, meccanica, idraulica,
eccetera... per permettere di scoprire eventuali interessi per le
materie che si insegnano al Marconi.

L'opera si rivolge in particolare agli studenti di terza media che
devono decidere come proseguire gli studi e le prove proposte variano
dalla riparazione di un termosifone al cambio dell'olio di un motore
di un'auto, dalla realizzazione di un circuito stampato alla
programmazione di un chip, fino all'assemblaggio di un piccolo robot.

Una bella iniziativa messa a disposizione gratuitamente nella scuola tramite pc, smartphone e tablet. A dimostrazione che esiste una “gamification” seria e promettente e che a volte le strade più semplici sono le migliori. Niente effetti speciali, qui, ma una visita piacevole e maieutica, per rivelare le inclinazioni personali dei giovani studenti.

 

Vietare Whatsapp? In alcune scuole ci stanno pensando

s.g. – La lettera diffusa di recente dai presidi delle scuole di Parma e provincia ha il merito di favorire una riflessione sull’argomento. Soprattutto invita noi genitori a non rinunciare al compito di dare regole e stabilire le modaltà d’uso degli strumenti elettronici. Se sembra drastica l’idea di chiudere Whatsapp, e, per chi ha figli oltre i 14 anni, francamente piuttosto difficile da mettere in atto, la proposta di individuare regole condivise per l’uso dello smartphone e dei sistemi di messaggistica è da accogliere assolutamente.

L’Ipad? A tavola no. Parola di Steve Jobs

steve jobss.g. – Regola numero uno: “nessuno schermo in camera da letto. Mai”. Parola di Chris Anderson, ex direttore di Wired e attuale amministratore di 3d Robotics, un’azienda specializzata in droni, padre di cinque figli fra i 6 e i 17 anni, non certo un genitore ostile alla tecnologia. “Ho toccato con mano i pericoli di questi strumenti e quindi voglio proteggere i miei figli”, risponde Anderson a chi lo accusa di essere troppo rigido. Con lui Steve Jobs e un buon numero di altri amministratori delegati di aziende ad alto contenuto tecnologico, hanno dichiarato in più occasioni di limitare con regole ferree l’uso della tecnologia da parte dei loro figli. E’ quanto sostiene un pezzo molto interessante del New York Times  nel quale sono citati fra gli altri, uno dei fondatori di Twitter, Evan Williams, che dichiara di possedere una grande quantità di libri (cartacei) e d’incoraggiare i figli a utilizzarli al posto dei tablet. Lo stesso Jobs, come viene riportato nella biografia di Walter Isaacson, era solito intrattenersi a cena con la sua famiglia a parlare di libri e di storie interessanti. Rigorosamente senza Ipad.

 

“Frontier”, l’universo in mano trent’anni dopo. Un videogioco formativo

Frontier elite

g.r. – Se l’immagine appare datata, è perché lo è: siamo nel 1983 e questo è uno scatto dal videogioco “Frontier: Elite”. Oggi sul Corriere Riccardo Meggiato traccia un sacrosanto panegirico del gioco e del suo ideatore David Braben (chi vuole lo legga qui). E’ uno dei videogiochi più visionari che siano mai apparsi: un universo interminabile dove c’è sempre un altro posto dove andare. La bella notizia è che ne avremo presto un seguito, dopo tanti anni di attesa.

A mio parere è anche un gioco profondamente educativo, perché chiama in causa quella parte di noi che è insieme compressione e scatto: raccogliere le risorse, spiccare il salto.

Kirby: una fiaba interattiva e una console meno nevrotica di tablet e smartphone

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g.r. – Sono stato invitato, oggi, a una conferenza stampa del videogioco “Kirby: Triple Deluxe”, per Nintendo 3DS. E’ stata l’occasione per ragionare sugli usi positivi dei videogiochi su questa console touch screen, messi in mano ai bambini. Ecco alcune considerazioni sul tema:

La “nuova alfabetizzazione” di Nintendo DS

 

Nel 2004 la console Nintendo DS ha guidato la “migrazione linguistica” verso il touch screen, di cui è stata la capofila. Oggi, dieci anni dopo, la stessa console apre quella che potremmo chiamare la “nuova alfabetizzazione” dell’interazione di qualità.

Infatti non tutti i touch screen sono uguali. Sebbene gli schermi di tablet e smartphone abbiano dilatato il mondo delle app e dei giochi touch screen a un enorme pubblico potenziale, le caratteristiche di utilizzo della loro interattività sono spesso frammentarie, compulsive e interrotte dalla compresenza di infinite e disparate sollecitazioni. Sono, in altre parole, strumenti affascinanti, ma poco adeguati ai ritmi di svago e di apprendimento dei più piccoli. Che li “rubano” volentieri a papà e mamma, per poi ritrovarsi immersi in un mondo che non è il loro. Continue reading “Kirby: una fiaba interattiva e una console meno nevrotica di tablet e smartphone” »

Bambini e nuovi media: attenti al “fumo passivo”

Schermata 03-2456738 alle 11.24.09s.g. – Un Interessante articolo di Vittorio Sabadin uscito ieri sulla Stampa cita una ricerca condotta in Gran Bretagna secondo cui bambini e adolescenti starebbero ormai diventando incapaci di comunicare faccia a faccia per rimanere sempre connessi con smartphone e tablet, utilizzati per chattare o mandare sms anche a persone che si trovano nella stessa casa. Nel pezzo si legge fra l’altro che  ”due terzi dei ragazzi tra i 7 e i 17 anni possono usare dispositivi elettronici a letto e un terzo dei bambini sotto dei 9 anni controlla i messaggi più volte all’ora. In molte famiglie è abituale permettere di usare gli smartphone anche quando si è a tavola, e lo squillo della suoneria o l’arrivo di un messaggio è prioritario rispetto alla conversazione conviviale, e la interrompe sempre”. Ci viene in mente quanto scrive Howard Rhiengold in “Perché la rete ci rende intelligenti” a proposito dell’equivalente del “fumo passivo” riguardo all’uso dei media elettronici. Se siamo noi i primi a interrompere il  - sacro – momento di gioco o di conversazione con i nostri figli per controllare l’arrivo di un messaggio come possiamo pretendere che loro facciano diversamente? E qui non si tratta di competenze tecnologiche avanzate, che spesso i nostri figli possiedono e noi no, si tratta di una competenza che riguarda le relazioni. E questa non c’è tablet o smartphone che la possa insegnare.

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