Digitalkids

Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

6-12 anni

Freestyle pc: e il bambino naviga senza rischi

FreestylePcForKids1g.r. – Un uovo di Colombo: una chiavetta usb che si collega alla porta del pc e schiude un “giardino” in cui un bambino può aggirarsi senza rischi e, invece, divertendosi con scoperte e stimoli positivi.

Si chiama  Freestyle pc e lo si deve a Stefano Tagliabue, fondatore di Freestyle Pc for Kids, un progetto informatico per bambini, dai 3 ai 10 anni su ciò si possono trovare maggiori informazioni qui. Sul sito si può anche acquistare la chiavetta direttamente).

Si tratta di un sistema operativo (basato su Linux) personalizzato per i più piccoli, “inserito” in una chiavetta USB. La chiavetta si inserisce nel pc, il sistema parte, e poi si estrae quando si vuole smettere di usarla (e il pc torna esattamente come prima). In questo modo, quando si inserisce la chiavetta, i bambini possono trovare su qualsiasi pc dei propri genitori un ambiente digitale in cui muoversi e sperimentare.
Tagliabue ha dedicato due anni al progetto, con un’insegnante e una psicologa, e lo ha lanciato ufficialmente un paio di mesi fa.
A testimoniare quanto l’iniziativa sia interessante, in un mese e mezzo sono giunti circa mille ordini dall’Italia (e dal Canada, Belgio, Olanda, UK, Svizzera, Germania e Francia), senza investimenti pubblicitari.
All’interno della chiavetta si trovano 400 giochi e percorsi educativi, una suite “Office” per bambini, un browser sicuro e un’area dedicata all’apprendimento della lingua inglese.

Kirby: una fiaba interattiva e una console meno nevrotica di tablet e smartphone

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g.r. – Sono stato invitato, oggi, a una conferenza stampa del videogioco “Kirby: Triple Deluxe”, per Nintendo 3DS. E’ stata l’occasione per ragionare sugli usi positivi dei videogiochi su questa console touch screen, messi in mano ai bambini. Ecco alcune considerazioni sul tema:

La “nuova alfabetizzazione” di Nintendo DS

 

Nel 2004 la console Nintendo DS ha guidato la “migrazione linguistica” verso il touch screen, di cui è stata la capofila. Oggi, dieci anni dopo, la stessa console apre quella che potremmo chiamare la “nuova alfabetizzazione” dell’interazione di qualità.

Infatti non tutti i touch screen sono uguali. Sebbene gli schermi di tablet e smartphone abbiano dilatato il mondo delle app e dei giochi touch screen a un enorme pubblico potenziale, le caratteristiche di utilizzo della loro interattività sono spesso frammentarie, compulsive e interrotte dalla compresenza di infinite e disparate sollecitazioni. Sono, in altre parole, strumenti affascinanti, ma poco adeguati ai ritmi di svago e di apprendimento dei più piccoli. Che li “rubano” volentieri a papà e mamma, per poi ritrovarsi immersi in un mondo che non è il loro. Continue reading “Kirby: una fiaba interattiva e una console meno nevrotica di tablet e smartphone” »

Bambini e nuovi media: attenti al “fumo passivo”

Schermata 03-2456738 alle 11.24.09s.g. – Un Interessante articolo di Vittorio Sabadin uscito ieri sulla Stampa cita una ricerca condotta in Gran Bretagna secondo cui bambini e adolescenti starebbero ormai diventando incapaci di comunicare faccia a faccia per rimanere sempre connessi con smartphone e tablet, utilizzati per chattare o mandare sms anche a persone che si trovano nella stessa casa. Nel pezzo si legge fra l’altro che  ”due terzi dei ragazzi tra i 7 e i 17 anni possono usare dispositivi elettronici a letto e un terzo dei bambini sotto dei 9 anni controlla i messaggi più volte all’ora. In molte famiglie è abituale permettere di usare gli smartphone anche quando si è a tavola, e lo squillo della suoneria o l’arrivo di un messaggio è prioritario rispetto alla conversazione conviviale, e la interrompe sempre”. Ci viene in mente quanto scrive Howard Rhiengold in “Perché la rete ci rende intelligenti” a proposito dell’equivalente del “fumo passivo” riguardo all’uso dei media elettronici. Se siamo noi i primi a interrompere il  - sacro – momento di gioco o di conversazione con i nostri figli per controllare l’arrivo di un messaggio come possiamo pretendere che loro facciano diversamente? E qui non si tratta di competenze tecnologiche avanzate, che spesso i nostri figli possiedono e noi no, si tratta di una competenza che riguarda le relazioni. E questa non c’è tablet o smartphone che la possa insegnare.

I digital kids secondo Mimi Ito

- s.g. Agli incontri milanesi di Meet the media Guru alla mediateca Santa Teresa, ieri è stata ospite Mimi Ito, antropologa giapponese ora trapiantata in California, specializzata nel rapporto fra giovani e nuove tecnologie. I social media rappresentano una grande opportunità, non sono soltanto un elemento di distrazione, ma possono favorire l’apprendimento, sostiene Ito. Ormai non è più pensabile che in un’aula si ascolti semplicemente una lezione.Mentre il professore parla gli studenti usano i computer per molteplici attività alternative: collegamento a reti sociali, ricezione e spedizione di messaggi. L’errore che si commette, sempre secondo l’antropologa, è cercare di evitare tutto ciò, fermare un processo ormai inarrestabile. Dalla conoscenza tradizionale solitaria che mirava alla produzione di lavori originali, si passa a una continua condivisione di risorse che portano alla produzione di lavori in cui si stratificano i vari contributi. E’ la cultura del remix, dalla rielaborazione creativa di ciò che esiste. “E’ irrealistico pensare che i ragazzi svolgano un lavoro originale, quando molte cose sono già state fatte e si possono trovare facilmente in Rete”, ha sostenuto Ito. La conoscenza si costruisce sempre più spesso negli scambi fra pari, che vanno incoraggiati, anziché nella distribuzione di conoscenze “Top-down”. La studiosa ha citato gli esperimenti di Nicole Pinkard e di Michael Wesch e il fenomeno dei video Lip Dub girati da studenti in ambiente scolastico. Un punto di vista radicale quello di Mimi Ito, che sembra non considerare anche i possibili pericoli di questo atteggiamento “taglia-incolla” che allontana da un pensiero approfondito e personale. Le ricerche di Ito, che tra l’altro è moglie di Scott Fisher, ben noto a chi si occupa di realtà virtuale, si possono trovare sul suo blog, vanno lette e valutate. Anche, nel caso, per confutarle.

L’infanzia rubata dal marketing: un’inchiesta su “Noi genitori e figli”

s.g. L’ultima denuncia in ordine di tempo viene da Paola Tavella e Alessandra di Pietro che nel saggio “Bambine e pubblicità: qualcosa da rivedere?”, pubblicato all’interno del volume “La carne e il cuore: storie di donne” (Cantagalli) curato da Carlo Bellieni, propongono un inquietante excursus nel mondo dei prodotti per bambine, che ne anticipano inopportuanemante la crescita. Un’inchiesta curata da chi scrive per la rivista ”Noi genitori e figli” affronta il problema segnalando casi e possibili soluzioni. Nel campo dei videogiochi online è certamente da citare come caso negativo il sito inglese Missbimbo rivolto a bambine dai 9 ai 16 anni. Il sito consente di gestire il personaggio virtuale di una sorta di velina che ha come scopi nella vita perdere peso e vestirsi nel modo più trendy e provocante possibile. Se si superano alcune prove iniziali è possibile poi decidere se dotarsi di un animale o addirittura adottare un bambino. Il sito ha sollevato numerose polemiche da parte di associazioni di genitori ed è stato modificato in alcune parti, come ad esempio la possibilità di acquistare virtualmente pillole per dimagrire, che ora è disabilitata.

“Family game”, laboratorio videogiochi al Fiuggi Family Festival

g.r. – Torno ora dal Fiuggi Family Festival appena concluso. E’ stata una bellissima esperienza, arricchita da tante famiglie (20mila le presenze) venute a divertirsi e a scoprire le proposte. Il laboratorio videogame, grazie ai tutor Ermanno, Eugenia, Pietro, Marco e Marco (15 anni il più giovane, 40 il più “anziano”) ha funzionato a pieno regime mattina e pomeriggio, ospitando bambini, ragazzi, genitori e nonni: 80 anni il record della giocatrice più matura. A molti abbiamo spiegato pregi, difetti e soprattutto potenzialità dei videogiochi in una dimensione family. Non finisce qui: l’esperienza srà ampliata e ripetuta, anche grazie alle richieste del pubblico intervenuto (molti vorrebbero fare altrettanto nelle loro città…).

Intanto è giusto ringraziare Aesvi per il patrocinio e Disney, Microsoft, Nintendo e Sony per la collaborazione.

Sul sito www.fiuggifamilyfestival.org maggiori notizie su ciò che è successo a Fiuggi dal 24 al 31 luglio.

Giuseppe Romano

Inghilterra: cyberdipendenza e divieto di pc sotto i 9 anni

g.r. – Il pc e i videogiochi drogano i bambini (e gli adulti)? Continuo a pensare che i mezzi non vadano confusi con i fini, né i sintomi con le malattie. Così come non si cura la varicella pustola per pustola, ho i miei dubbi sul fatto che proibizioni clamorose come quella che il Corriere ieri ha ripreso (qui) abbiano senso: proibire l’uso del pc a chi ha meno di 9 anni, come propongono scienziati inglesi, davvero serve a garantirne l’equilibrio psicofisico? S’intravvede nella argomentazioni che sì, qualcosa di interessante c’è. Quel che conta, come si accenna nell’articolo, è che il bambino apprenda per tempo a distinguere la realtà dalla fantasia. Ma qui sta il punto: anche i mondi mediati dalle tecnologie sono realtà, una parte dell’unica realtà. Dire e far credere il contrario è il primo passo per una schizofrenia tecnologica e comportamentale. Alla realtà i bambini vanno educati, non abbandonati: qui sta il segreto dell’equilibrio e della maturazione serena di un giovane uomo, di una giovane donna.

Tra le righe si legge il grande problema (la scarlattina) che nessuno vuol pronunciare: che razza di società ci siamo costruiti, dove non ci è materialmente possibile garantire la nostra tranquilla presenza accanto ai figli e la loro educazione in un contesto familiare? Questa, e non altra, è l’aggressione più grave al concetto di realtà, che stiamo collettivamente sottraendo ai più piccoli.

Quanto ai videogiochi, certo, possono alterare la percezione: non solo ai piccini, anche agli adulti. Leggetevi qui la confessione di un ex drogato di World of Warcraft. Può succedere: conosco altre persone identicamente drogate, per esempio, dal loro lavoro. Non vuol dire necessariamente che quella “droga” sia malvagia. Anche qui è questione di equilibrio, un equilibrio che va continuamente “educato” e non lasciato in balia delle emozioni, delle passioni.

Altrimenti hanno ragione coloro che da tutte le parti, in tv e sui giornali, e sulle maglie delle squadre di calcio, ci invitano a scommettere. La passione per il gioco d’azzardo è questo: pensare che la fantasia più improbabile diventi realtà. Pensarlo senza fondamento, visto che le statistiche sono contro. Ma, nel frattempo, giocare ampie risorse reali al servizio di questo miraggio.

Qui invece vorremmo parlare dell’esatto contrario: di scommettere i nostri sogni sulla realtà. Su una realtà migliorabile.

g.r.

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