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Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

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Vietare Whatsapp? In alcune scuole ci stanno pensando

s.g. – La lettera diffusa di recente dai presidi delle scuole di Parma e provincia ha il merito di favorire una riflessione sull’argomento. Soprattutto invita noi genitori a non rinunciare al compito di dare regole e stabilire le modaltà d’uso degli strumenti elettronici. Se sembra drastica l’idea di chiudere Whatsapp, e, per chi ha figli oltre i 14 anni, francamente piuttosto difficile da mettere in atto, la proposta di individuare regole condivise per l’uso dello smartphone e dei sistemi di messaggistica è da accogliere assolutamente.

Otto adolescenti su dieci sono su internet h24

jungle_book_mowgli_kaa_657g.r. – Qui sotto una notizia Ansa che fa il punto della situazione nel rapporto tra adolescenti e media. La prima cosa che viene da dire è che non c’è modo di controllare niente in un mondo di terminali personali e portatili. Dobbiamo abituarci. Ma, anche, far vedere (esempio personale degli adulti+parola opportuna) che al mondo ci sono altre cose belle e altri stili di comunicazione. Per il resto, è la rete, bellezza.

 

Otto giovanissimi su 10 online tutti giorni,93% su cellulari – Spopolano i social network, utilizzati anche nelle ore notturne

 

(ANSA) – ROMA, 24 SET – Otto teenager su dieci si collegano

ad internet tutti i giorni e, nel 93% dei casi, lo fanno

attraverso i telefonino, quindi in modo sempre più incontrollato

persino nelle ore notturne. A farla da padrone, come previsto,

sono i social network. Ma, insieme ai ‘likè, secondo gli

esperti, cresce l’insicurezza e aumentano i comportamenti a

rischio. Sono i dati che emergono dall’indagine nazionale della

Società Italiana di Pediatria (SIP). Secondo l’indagine, il 75% Continue reading “Otto adolescenti su dieci sono su internet h24” »

Gamification: non solo i panni di Berlusconi

braid3g.r. – Interessante commento sul “Corriere della Sera” su un’iniziativa di gamification intrapresa dal londinese Guardian, consistente nello scegliere i vestiti da far indossare a Berlusconi in corrispondenza della pena che il lettore vorrebbe per lui.

L’articolo si può leggere qui.

Poi il discorso si allarga ai possibili benefici della gamification, di cui comincia a parlarsi sempre di più. Materiali su cui riflettere.

“Indie”, viva l’indipendenza dei videogiochi

Un'immagine dello splendido "Braid"

Un’immagine dello splendido “Braid”

g.r. – Quando negli anni Novanta cominciavo a interessarmi di videogiochi, era abbastanza chiaro che in una buona parte dei casi si trattava di produzioni per addetti ai lavori: che, cioè, richiedevano molto impegno e molto tempo, certo non l’ideale per chi volesse curiosare senza impegno.

Poi i videogiochi sono cresciuti: case di produzione sempre più grandi, produzioni sempre più ricche, numeri sempre più alti di incassi e di pubblico.

Solo che questo fenomeno, alla fine (in questi anni Duemiladieci) sta divorando sé stesso: i videogiochi “popolari” costano così tanto che chi li sbaglia va a casa senza appello. Non soltanto i quasi 400 milioni di dollari di GTA, ma tanti altri blockbuster interattivi hanno stanziato decine e centinaia di milioni per sfondare la soglia dell’interesse generale. E, con numeri del genere, le produzioni davvero originali si sono ridotte sempre più: ogni anno le case di produzione calibrano le uscite in modo da non cannibalizzarsi a vicenda.

E sono (ri)nati gli “indie”. Ovvero i videogiochi indipendenti che – sul modello del cinema indipendente – nascono fuori dai giri commerciali, per la gioia e la voglia di crearli e di giocarci. Non tutti riescono bene, non tutti sono perfetti, ma alcuni sì e soprattutto molti esplorano effettivamente il panorama delle possibilità, con risultati soprendenti.

Chi ama i videogiochi deve esplorare questo mondo: ci troverà forse meno effetti speciali ma più stimoli, più scatti d’ingegno.

Mi riprometto di tornare sull’argomento presentando alcuni giochi che meritano. Intanto accenno una terna: due ormai classici e una novità.

1) Braid, di Jonathan Blow: geniale rompicapo e riflessione esistenziale sul tempo sotto forma di platform (come Supermario).

2) Minecraft di Markus “Notch” Persson, un mondo in cui si può fare quello che si vuole (a patto di non farsi mangiare da chi ci vuol male)

3) Starbound di Re-Logic, una galassia esplorabile pianeta per pianeta (tornano i vecchi tempi di “Frontier Elite”?).

Dove trovarli? Una strada maestra è la piattaforma Steam, che s’installa sul pc e permette di comprare (o prendere gratis in altri casi) e scaricare una marea di videogiochi, industriali o indie. Buon divertimento.

Tecnopatie del corpo e della mente

scrivere-a-manog.r. – Un timer può risolvere i problemi connessi con i videogiochi? Così il titolo semplifica un giro di pareri compiuto da “Repubblica nell’articolo che si può leggere qui. La questione è più delicata e supera anche la costatazione delle singole tecnopatie, ovvero che l’uso eccessivo degli strumenti elettronici può far male (il mal di schiena per le posture errate, la tendinopatia al pollice per l’eccesso di chat). Alla fine, è impossibile evitare l’uso dei mezzi, a qualsiasi età: senza di essi troppe cose diventano impossibili. Piuttosto, chiediamoci se questi mezzi ci portano ai nostri fini, quali che siano: se sì, forse vale la pena accollarci qualche acciacco (curandolo). Se no, tanto vale farne a meno di quei mezzi, o dedicare un timer a garantire che ci resti il tempo di fare ciò che davvero vogliamo. (Suggestiva la tesi del “digiuno tecnologico” sostenuta da Jonah Lynch in “Il profumo dei limoni”, Lindau 2012).

Quest’altro articolo invece (cliccare qui) è uscito sul “Corriere”, e si preoccupa perché i bambini non sanno più usare penna e matita. Il problema è un altro: sanno scrivere? sanno leggere? Penna e matita in sé si vanno evolvendo, come fu con lo stilo degli antichi.

 

Moige, la ricerca sulla dieta mediatica dei nostri figli

tastiera dieta mediaticaPer informazione, pubblichiamo un comunicato di soggetto interessante. Speriamo di darvi maggiori ragguagli sui contenuti:

 

Presentazione della ricerca del Moige – Movimento Italiano Genitori, “La dieta mediatica dei nostri figli (2013)”, curata dal prof. Tonino Cantelmi, professore incaricato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione – Lumsa, Roma, condotta su un campione di 946 giovani tra i 6 e i 20 anni.
Otto aree analizzate: Televisione, Computer e Internet, Telefonino, Cinema, Videogiochi, Radio, Riviste e quotidiani, Libri, per conoscere il mondo dei nativi digitali.

I nativi digitali che rapporto hanno con la televisione? Hanno mai guardato film o programmi a loro vietati? Quanto si sentono influenzati dalla tv? Per quale motivo navigano in rete? Quanto tempo al giorno sono connessi? Come si comportano nelle chat on line? Hanno più amici su internet o nel mondo reale? Quanto tempo riescono a resistere senza telefonino? Come scelgono i film al cinema? E i videogiochi? Quanto li usano ogni giorno? Cosa ascoltano alla radio? Leggono quotidiani, libri o riviste di informazione?

Martedì 3 dicembre 2013 dalle ore 10:00 alle ore 12:30
Sala delle Colonne
Via Poli, 19 – Roma Continue reading “Moige, la ricerca sulla dieta mediatica dei nostri figli” »

Educazione all’uso responsabile dei social media

Schermata 11-2456616 alle 16.22.32s.g. – I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni non hanno certo bisogno di qualcuno che spieghi loro come usare i social networks: lo imparano benissimo da soli, è l’acqua in cui nuotano ogni giorno. Ma usarli responsabilmente e in modo critico è tutta un’altra cosa, spesso completamente ignorata. Qualcuno sta già pensando a come rimediare, come riporta questo articolo del corriere online, secondo cui il Senato dello Stato del New Jersey starebbe per approvare una legge che imporrebbe alle scuole pubbliche di prevedere corsi di uso responsabile dei social media. E’ un obiettivo ambizioso, ma oggi quanto mai necessario. Non è ancora troppo tardi per  per cercare di raggiungerlo.

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