Digitalkids

Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

Safer internet, filtri, parental control

Freestyle pc: e il bambino naviga senza rischi

FreestylePcForKids1g.r. – Un uovo di Colombo: una chiavetta usb che si collega alla porta del pc e schiude un “giardino” in cui un bambino può aggirarsi senza rischi e, invece, divertendosi con scoperte e stimoli positivi.

Si chiama  Freestyle pc e lo si deve a Stefano Tagliabue, fondatore di Freestyle Pc for Kids, un progetto informatico per bambini, dai 3 ai 10 anni su ciò si possono trovare maggiori informazioni qui. Sul sito si può anche acquistare la chiavetta direttamente).

Si tratta di un sistema operativo (basato su Linux) personalizzato per i più piccoli, “inserito” in una chiavetta USB. La chiavetta si inserisce nel pc, il sistema parte, e poi si estrae quando si vuole smettere di usarla (e il pc torna esattamente come prima). In questo modo, quando si inserisce la chiavetta, i bambini possono trovare su qualsiasi pc dei propri genitori un ambiente digitale in cui muoversi e sperimentare.
Tagliabue ha dedicato due anni al progetto, con un’insegnante e una psicologa, e lo ha lanciato ufficialmente un paio di mesi fa.
A testimoniare quanto l’iniziativa sia interessante, in un mese e mezzo sono giunti circa mille ordini dall’Italia (e dal Canada, Belgio, Olanda, UK, Svizzera, Germania e Francia), senza investimenti pubblicitari.
All’interno della chiavetta si trovano 400 giochi e percorsi educativi, una suite “Office” per bambini, un browser sicuro e un’area dedicata all’apprendimento della lingua inglese.

Vietare Whatsapp? In alcune scuole ci stanno pensando

s.g. – La lettera diffusa di recente dai presidi delle scuole di Parma e provincia ha il merito di favorire una riflessione sull’argomento. Soprattutto invita noi genitori a non rinunciare al compito di dare regole e stabilire le modaltà d’uso degli strumenti elettronici. Se sembra drastica l’idea di chiudere Whatsapp, e, per chi ha figli oltre i 14 anni, francamente piuttosto difficile da mettere in atto, la proposta di individuare regole condivise per l’uso dello smartphone e dei sistemi di messaggistica è da accogliere assolutamente.

Otto adolescenti su dieci sono su internet h24

jungle_book_mowgli_kaa_657g.r. – Qui sotto una notizia Ansa che fa il punto della situazione nel rapporto tra adolescenti e media. La prima cosa che viene da dire è che non c’è modo di controllare niente in un mondo di terminali personali e portatili. Dobbiamo abituarci. Ma, anche, far vedere (esempio personale degli adulti+parola opportuna) che al mondo ci sono altre cose belle e altri stili di comunicazione. Per il resto, è la rete, bellezza.

 

Otto giovanissimi su 10 online tutti giorni,93% su cellulari – Spopolano i social network, utilizzati anche nelle ore notturne

 

(ANSA) – ROMA, 24 SET – Otto teenager su dieci si collegano

ad internet tutti i giorni e, nel 93% dei casi, lo fanno

attraverso i telefonino, quindi in modo sempre più incontrollato

persino nelle ore notturne. A farla da padrone, come previsto,

sono i social network. Ma, insieme ai ‘likè, secondo gli

esperti, cresce l’insicurezza e aumentano i comportamenti a

rischio. Sono i dati che emergono dall’indagine nazionale della

Società Italiana di Pediatria (SIP). Secondo l’indagine, il 75% Continue reading “Otto adolescenti su dieci sono su internet h24” »

Interviste con Giuseppe Romano su Videogame e gamification

Giornalista, docente universitario, consulente di comunicazione aziendale, esperto in gamification

Giuseppe Romano

g.r. – Sul sito Aesvi, Associazione editori, sviluppatori videogiochi italiani, è apparsa una mia lunga intervista in seguito all’uscita del mio libro sui videogiochi e sulla gamification, Mass Effect. Chi vuole leggerla la trova qui: Intervista Aesvi.

Anche Mente locale mi ha intervistato, in previsione della mia partecipazione del 13 maggio al Dams di Imperia: Intervista Mente Locale

Bambini e nuovi media: attenti al “fumo passivo”

Schermata 03-2456738 alle 11.24.09s.g. – Un Interessante articolo di Vittorio Sabadin uscito ieri sulla Stampa cita una ricerca condotta in Gran Bretagna secondo cui bambini e adolescenti starebbero ormai diventando incapaci di comunicare faccia a faccia per rimanere sempre connessi con smartphone e tablet, utilizzati per chattare o mandare sms anche a persone che si trovano nella stessa casa. Nel pezzo si legge fra l’altro che  ”due terzi dei ragazzi tra i 7 e i 17 anni possono usare dispositivi elettronici a letto e un terzo dei bambini sotto dei 9 anni controlla i messaggi più volte all’ora. In molte famiglie è abituale permettere di usare gli smartphone anche quando si è a tavola, e lo squillo della suoneria o l’arrivo di un messaggio è prioritario rispetto alla conversazione conviviale, e la interrompe sempre”. Ci viene in mente quanto scrive Howard Rhiengold in “Perché la rete ci rende intelligenti” a proposito dell’equivalente del “fumo passivo” riguardo all’uso dei media elettronici. Se siamo noi i primi a interrompere il  - sacro – momento di gioco o di conversazione con i nostri figli per controllare l’arrivo di un messaggio come possiamo pretendere che loro facciano diversamente? E qui non si tratta di competenze tecnologiche avanzate, che spesso i nostri figli possiedono e noi no, si tratta di una competenza che riguarda le relazioni. E questa non c’è tablet o smartphone che la possa insegnare.

Ancora sul Safer Internet Day

bambino_e_pc_jpgg.r. – Torno sul Safer Internet Day, dell’11 febbraio scorso, la giornata internazionale di sensibilizzazione all’uso sicuro della rete promossa dalla Commissione Europea.

Può sembrare un peccato che a predominare, nei confronti di internet, sia un aggettivo come “safer”, più sicuro: piuttosto di cautela che di scoperta. D’altra parte la tipologia dei reati commessi sulla Rete, dal cyberbullismo alla pedopornografia, dal furto di identità allo stalking, rende necessario – specie verso i minori – un atteggiamento prudenziale anche a costo d’intralciare atteggiamenti e attività che la tecnologia in sé può consentire. Meglio più vincolati e protetti che più liberi ed esposti.

Ma la questione rimane più culturale che tecnologica. Sono le persone che devono diventare più consapevoli. E c’è, nel termine inglese “safe”, una radice etimologica comune con un altro termine a cui la tecnologia ha dato un valore speciale: “save”, salvare. Questo vocabolo quasi teologico designa l’azione d’incidere i nostri ricordi su una memoria artificiale (salvare un file) in maniera da non perderli mai più.

Queste due esigenze, la sicurezza e la memoria, hanno molto in comune. Se è vero, infatti, che la smisurata capacità di memorizzazione e rintracciamento dei dati è la prerogativa forse più importante dell’era della Rete, che nulla dimentica e tutto ripropone, è anche vero che ciò non garantisce né la qualità dei ricordi né la loro paternità. E non certifica alcuna gerarchia di valori tra le mille informazioni della Rete.

È, anche questa, una falla di sicurezza. Le persone senza memoria, senza priorità in ciò che va ricordato, subiscono una violenza rispetto alla dignità umana e ai fini della vita. E spesso, a loro volta, infliggono violenza perché inseguono obiettivi parziali di appagamento e sopraffazione. Internet deve aiutare a “salvarci” anche sotto questo profilo. La strada “safer” passa dall’affermazione inequivoca di valori e di princìpi, nei “luoghi sociali” in cui le persone s’incontrano sulla Rete.

Digital kids, videogiochi e mondi della rete

g.r. – Digital kids all’Internet Festival di Pisa. Sabato 7 maggio, alle 15, terrò un seminario su “Videogiochi e mondi della rete. Digital kids, genitori e insegnanti”. Questo il link per conoscere il programma dell’evento.

Il “divario digitale” è fra noi: sembra che si dilati l’abisso tra le nuove generazioni, abilissime nell’uso delle tecnologie e dei linguaggi tra i quali sono nati, e le generazioni precedenti, che invece – dicono non pochi studiosi – non sono in grado di tenere il passo con il velocissimo procedere dei nuovi media. Ammesso e non concesso che tutto ciò sia vero, resta fermo un punto fondamentale: che davanti all’era digitale gli adulti
sono chiamati alla responsabilità di conoscere i “mondi” frequentati dai loro figli e allievi, e hanno il compito di accompagnarli anche nelle nuove frontiere: videogame, social network, comunità online e tutte le nuove tribù nelle quali si aggregano oggi i più giovani. I videogiochi oggi sono tutt’altro che giocattoli o banalità: compongono il mercato più ricco e diffuso dell’intero circo mediatico. E le possibilità offerte dal web anche tramite gli smartphone sono straordinarie e virtualmente illimitate. Opportunità né da temere né da banalizzare, ma da conoscere per capirle insieme, come sempre accade nelle migliori famiglie.

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