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La realtà virtuale alla Games Week

PSVR

s.g.- Il mondo dei videogiochi riprova a corteggiare la realtà virtuale. Mentre gli ingegneri di Oculus Rift stanno lavorando alla creazione di cortometraggi e film, Sony sperimenta le applicazioni ai videogame. Alla Games Week in corso a Milano fino a domenica e’ possibile provare per la prima volta in Italia il sistema di Realtà Virtuale, Playstation Vr della Sony. Impressionante il realismo delle immagini. Nello scenario Deep, ci si immerge nelle profondità marine dove s’incontrano varie specie di pesci, meduse e alla fine uno squalo tutt’altro che amichevole. Il senso d’immersione è molto accentuato e la permanenza all’interno del mondo virtuale è nel complesso molto gradevole. L’ambiente grafico è ricco e ben definito. Uniche pecche: la mancanza d’interazione e l’assenza del corpo (se si guarda in basso non si vedono le proprie gambe e questo toglie molto all’effetto realistico). Alla Games Week è possibile provare anche Steam VR  di Htc  Ambiente sottomarino anche in questo caso, in un relitto con una balena che ci nuota sulla testa. Si può interagire con i pesciolini che ci sfrecciano intorno. In entrambi i casi il realismo non è nemmeno lontanamente paragonabile ai sistemi degli anni 90. Anche se resta poco chiaro, oggi come allora, che cosa veramente saremo disposti a fare, per un tempo piuttosto lungo, all’interno di questi ambienti dal realismo grafico impressionante, totalmente avulsi dall’ambiente circostante.

Progettare un’Internet sicura per i nostri figli

Schermata 05-2457149 alle 11.27.08s.g. – “Safety by design”, la sicurezza progettata direttamente nella Rete. Questa dovrebbe essere la soluzione per un’Internet che offra sempre maggiori le opportunità per i ragazzi senza nel contempo aumentare i rischi cui sono esposti. A sostenerlo e’ Sonia Livingstone, Professore di Psicologia sociale al Dipartimento di Media e Comunicazione della  London School of Economics and Political Science, intervenuta ieri all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano a un convegno su “Diritti e sicurezza dei minori online. Lo stato dell’arte della ricerca e delle politiche”. E’ ormai un dato acquisito delle ultime ricerche su bambini, ragazzi e Rete, che l’aumento del tempo trascorso online e delle attività che vi si svolgono vada di pari passo con una crescita dei rischi. Secondo la ricerca europea “Net Children go mobile”, cui ha partecipato l’Osservatorio sulla Comunicazione della Cattolica, presentata ieri da Giovanna Mascheroni,  il 55% dei ragazzi interpellati (25mila tra i 9 e i 16 anni con le loro famiglie), si sono imbattuti in almeno uno dei rischi più frequenti nell’uso di Internet, come l’esposizione a contenuti inappropriati, pornografici o che incitano a odio e violenza, che promuovono anoressia o comportament autodistruttivi, o ancora a veri e propri episodi di cyberbullismo: in questo caso l’età dove il fenomeno è più frequente è fra gli 11 e i 12 anni.

Del resto l’accesso a Internet è sempre più precoce, come testimonia Strephane Chaudron, del Joint Research Center della Commissione Europea, che ha condotto uno studio su “Young children and digital technologies”, che ha indagato il comportamento online di bambini da 0 a 8 anni. In Gran Bretagna ad esempio, quasi l’80% dei bambini tra i 5 e i 6 anni usa Internet. Ed è ormai un problema comune per i genitori trovare il modo di farsi restituire l’iPad per navigare, come testimonia questa voce di Wikihow. La ricercatrice ha presentato anche un gioco, Happy Onlife, in versione da tavolo e app, per introdurre all’uso sicuro della rete.

Nel corso della tavola rotonda, moderata da Piermarco Aroldi, dell’Osservatorio sulla comunicazione, cui ha partecipato anche Marzia Calvano del Miur, è emerso come la navigazione in rete sia sempre più solitaria e privata: il luogo dove lo smartphone è più utilizzato è la cameretta. Difficile quindi per i genitori riuscire ad avere un controllo, sia pure blando, su cosa fanno i propri figli online. Ha poco senso, secondo Sonia Livingstone, l’uso del termine “Nativo digitale”. In realtà i nostri figli hanno bisogno di una guida e, a quanto dicono le ricerche, non sono poi così ostili alle regole che imponiamo loro. L’obiettivo. ha spiegato ancora Livingstone, è un ambiente libero ma sicuro, in cui non siano necessarie particolari restrizioni. Un po’ come un parco dove i genitori danno un’occhiata ai figli che intanto si arrampicano sugli alberi e sperimentano l’ambiente, anche affrontando qualche pericolo, ma sempre sotto l’occhio, vigile, ma non invadente dei genitori. Come tradurre tutto questo online? E’ una sfida difficile, ma che non possiamo permetterci di perdere.

 

Una riflessione sull’uso delle chat al Gonzaga di Palermo

whatsapp-messenger-androids.g. – Una formula inedita quella sperimentata all’Istituto Gonzaga di Palermo per riflettere, insieme ai ragazzi di terza media e ai loro genitori, sull’utilizzo delle chat di gruppo. La mattinata del 25 marzo, con l’aiuto di Padre Eraldo Cacchione, preside dell’Istituto, e di Giuseppe Mannino, psicologo, docente universitario e consulente della scuola, mi sono incontrata prima con i ragazzi, poi con i genitori, e infine con ragazzi e genitori insieme. La riflessione è partita dall’esperienza concreta di una chat di classe su Whatsapp. Con i ragazzi abbiamo approfondito il tema della consapevolezza, l’importanza di rendersi conto delle conseguenze di quanto scriviamo, rilanciamo, o condividiamo in rete. Con il gruppo – molto folto – di genitori abbiamo invece puntato l’attenzione sull’importanza di riappropriarsi del proprio ruolo di educatori, anche oltre in confine dello schermo, in quel mondo virtuale nel quale troppo spesso rifiutiamo di avventurarci. Non occorre essere più esperti dei nostri figli per proporci come loro guide. Se anche ci sembrano così abili a smanettare, hanno comunque le necessità, e forse anche il desiderio, che noi genitori condividiamo con loro questo percorso aiutandoli a orientarsi. Il dibattito finale, che ha visto genitori e ragazzi insieme, con la presenza delle loro insegnanti di lettere che avevano guidato una riflessione a partire da alcune domande lasciate alla fine del primo intervento, ha confermato quanto sia importante creare sempre più spesso occasioni di scambio e di condivisione di esperienze su questi argomenti. In fondo la diffusione e gli interrogativi sull’uso responsabile di queste tecnologie sono anche una grande occasione che ci viene offerta per ripensare, in modo più ampio, alla nostra funzione di educatori dei nostri figli.

Ecco il Decalogo di Digital Kids per l’uso consapevole di Internet

decalogos.g.-   Esistono decaloghi di vario tipo che aiutano a orientarsi nel web. Anche noi di Digital Kids ve ne proponiamo uno. E’ basato sulla nostra diretta esperienza, confortata dall’esperienza e dalla ricerca di studiosi e genitori, non soltanto italiani. Ve lo proponiamo perché pensiamo possa essere uno strumento utile e ci piacerebbe conoscere i vostri commenti e suggerimenti.

1)   Evitare l’equivalente del fumo passivo: il nostro uso dei media influenza i nostri figli

2)   L’incontro faccia a faccia deve sempre prevalere sul telefono e su Internet. E guardiamo negli occhi la persona con cui parliamo. Questo significa anche: niente sms e niente sbirciate allo schermo mentre si parla con qualcuno.

3)   A tavola niente telefono o tablet. Niente è più importante del tempo che passiamo insieme.

4)   Quando è ora di andare a letto, basta schermi: né tv, né pc, né smartphone. Vanno tenuti rigorosamente fuori dalla camera da letto. Oltretutto è più sano.  Educhiamoci ed educhiamoli a chiudere gli occhi quand’è il momento, non a tenerli sbarrati.

5)   Non nascondersi quando si naviga: il pc è personal, d’accordo, ma usarlo in pubblico aiuta a non trasformarlo in una via di fuga.

6)   Ricordare sempre, in ogni sito che si visita, che “se non paghi non sei il

cliente, sei il prodotto in vendita”.  Non c’è niente che sia davvero gratis.

7)   Vietato cancellare la cronologia: questo vale per ogni membro della famiglia. Assumersi la responsabilità della propria navigazione.

8)   Mai, mai usare la mail o i messaggi Whatsapp per discutere o per chiarire malintesi. Nella stragrande maggioranza dei casi se ne creeranno di peggiori. E se qualcuno ci insulta online, o ci fa domande strane, non replicare e interrompere la connessione.

9)   Ricordare sempre che dietro i link, nei social network, ci sono delle persone.  Ciò significa rispettarle e, al tempo stesso, rispettare sé stessi: non si danno informazioni private agli sconosciuti, non si prendono appuntamenti a tu per tu, da soli, con chi non si conosce.

10)Farsi aiutare a capire il significato dei percorsi che che si fanno  navigando in Rete: dentro lo schermo ci sono molte informazioni e poche spiegazioni.

 

“Internet-patia”: una ricerca dell’Aiart

internetpatias.g. – Giovedì, 6 novembre, a partire dalle 9, si terrà nell’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio a Roma, un convegno di presentazione dei risultati della ricerca sull’”Internet-patia” condotta dall’Associazione Spettatori Aiart. Tra gli interventi della giornata ci saranno quello di Monsignor Nunzio Galantino, segretario nazionale della Cei, del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e di Federico Tonioni, autore della prefazione del volume e responsabile dell’ambulatorio dipendenze da internet del Policlinico Gemelli di Roma. Il libro, con i risutati della ricerca,  è costituito da cinque capitoli che affrontano l’insorgere della dipendenza, la predisposizione e le  azioni di prevenzione di contrasto. Sarà possibile seguire l’evento in streaming collegandosi al portale di Roma Capitale.

Un interessante articolo sull’argomento è uscito il 6 novembre su Avvenire a firma di Federico Tonioni.

Interviste con Giuseppe Romano su Videogame e gamification

Giornalista, docente universitario, consulente di comunicazione aziendale, esperto in gamification

Giuseppe Romano

g.r. – Sul sito Aesvi, Associazione editori, sviluppatori videogiochi italiani, è apparsa una mia lunga intervista in seguito all’uscita del mio libro sui videogiochi e sulla gamification, Mass Effect. Chi vuole leggerla la trova qui: Intervista Aesvi.

Anche Mente locale mi ha intervistato, in previsione della mia partecipazione del 13 maggio al Dams di Imperia: Intervista Mente Locale

Concorso Aesvi per studenti “pionieri” sviluppatori di videogiochi

g.r. – Aesvi, Associazione editori e sviluppatori di videogiochi italiana, ha bandito un bel concorso incentrato sulla parola “pionieri”, applicata a coloro che creano “nuovi mondi” digitali tramite i videogame.

Ecco il video di presentazione:

Ed ecco alcune informazioni sul concorso:

Leit motiv della campagna 2014 è la visione degli sviluppatori di videogiochi come “pionieri moderni” che creano nuovi mondi e danno accesso a nuove dimensioni, nuove esperienze e nuovi immaginari. Dopo il focus della campagna dello scorso anno sulla passione, sull’impegno e sul futuro dell’industria dei videogiochi, quest’anno AESVI ha deciso di ripartire proprio dal concetto di #pioniere e di mettere al centro dell’iniziativa gli appassionati di videogiochi, ai quali darà la possibilità di entrare in contatto con alcuni sviluppatori italiani, visitando gli studi dove lavorano e partecipando al processo come spettatore di produzione del videogioco. Continue reading “Concorso Aesvi per studenti “pionieri” sviluppatori di videogiochi” »

La privacy? Un’anomalia. Parola di Vinton Cerf

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s.g. – Vinton Cerf, uno dei padri di Internet, che attualmente lavora a Google come Internet evangelist, ha affrontato il tema della privacy in un suo recente intervento a un simposio organizzato dall’americana Federal Trade Commission. La privacy – ha spiegato Cerf -, fino a qualche decina d’anni fa, non esisteva neppure come concetto: “nel piccolo Paese dove vivevo da bambino il postino sapeva con precisione chi e da chi aveva ricevuto corrispondenza e in generalein una cittadina di tremila persone tutti sapevano tutto di tutti”. Soltanto con l’avvento delle grandi città e la diffusione delle tecnologie la privacy è diventata un concetto importante e certamente occorre trovare delle modalità per garantirla. Ma non sarà facile. Potrebbero aspettarci tempi duri, ha concluso Cerf. L’analisi di Cerf è certamente interessante, un’osservazione però va fatta. Se è vero che nei piccoli villaggi tutti erano al corrente dei fatti principali della vita di tutti è anche vero che tutti si sentivano un po’ responsabili degli altri e in particolare dei bambini e dei giovani, secondo quel modello di “genitorialità diffusa”, che oggi sembra purtroppo tramontato. Su Internet non è  così. Il recente dibattito sull’opportunità di  mantenere attiva una rete sociale problematica dal punto di vista educativo come ask.fm ne è un esempio lampante. I nostri figli devono crescere sani ed equilibrati, ma la responsabilità di questa crescita non se la prende nessuno. E’ tutta sulle spalle dei genitori.

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