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Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

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Vietare Whatsapp? In alcune scuole ci stanno pensando

s.g. – La lettera diffusa di recente dai presidi delle scuole di Parma e provincia ha il merito di favorire una riflessione sull’argomento. Soprattutto invita noi genitori a non rinunciare al compito di dare regole e stabilire le modaltà d’uso degli strumenti elettronici. Se sembra drastica l’idea di chiudere Whatsapp, e, per chi ha figli oltre i 14 anni, francamente piuttosto difficile da mettere in atto, la proposta di individuare regole condivise per l’uso dello smartphone e dei sistemi di messaggistica è da accogliere assolutamente.

Penso, quindi clicco. Seminario sull’uso consapevole di Internet, dei social media e dei videogiochi

ragazzi-al-computer-mods.g. – Come usare Internet al meglio, per trovare informazioni davvero utili e veritiere? E come partecipare in modo positivo alla vita nei social network e nei grandi videogiochi online? A queste domande si proponeva di rispondere un seminario organizzato dall’Associazione ex alunni dell’Itis e Lice scientifico delle scienze applicate Molinari in collaborazione con la sede di Milano dell’Aiart, associazione spettatori (www.aiart.org) e tenuto da Stefania Garassini (vicepresidente della sezione milanese dell’Aiart) e Giuseppe Romano, docenti di Comunicazione Multimediale all’Accademia Santa Giulia di Brescia e di Web Communication all’Università Cattolica di Milano e autori di questo blog. Il seminario, della durata di tre ore, si è rivolto a un pubblico di circa un centinaio di allievi dell’ultimo anno del Molinari. Il percorso è iniziato con una riflessione sull’attenzione e come usarla al meglio per navigare in rete, ed è proseguita con le strategie per valutare le informazioni trovate su Internet e stabilire se sono credibili.  I docenti hanno poi affrontato il tema dei social network e dei videogiochi, spiegando i meccanismi che creano il coinvolgimento dei giocatori e soffermandosi su alcuni consigli di “netiquette” per riuscire a gestire la meglio il mondo online e offline.

Snapchat si usa a proprio rischio e pericolo

Schermata 10-2456946 alle 19.59.12s.g. – Troppo impegnativo e costoso garantire la sicurezza delle immagini scambiate su Snapchat. Si difende così l’azienda che gestisce il popolare servizio, considerato fra i più attenti alla privacy visto che le foto scambiate si cancellano dopo pochi istanti dal monitor di chi le riceve. Peccato che di recente il sito abbia subito un attacco di hacker, che hanno messo online circa 13 GB di foto degli utenti. Secondo l’azienda la responsabilità sarebbe degli utenti che avrebbero utilizzato un programma sviluppato da terze parti e poco sicuro. Motivazioni tecniche a parte, che qui non interessano (per chi volesse dettagli qui si trova il post sul blog di snapchat, citato dalla rivista online readwrite), la notizia è l’ennesima conferma del fatto che scambiarsi qualsiasi contenuto su Internet equivale a scriverlo sulla pietra. Anche se ci pare che si cancelli dopo un attimo.

L’Ipad? A tavola no. Parola di Steve Jobs

steve jobss.g. – Regola numero uno: “nessuno schermo in camera da letto. Mai”. Parola di Chris Anderson, ex direttore di Wired e attuale amministratore di 3d Robotics, un’azienda specializzata in droni, padre di cinque figli fra i 6 e i 17 anni, non certo un genitore ostile alla tecnologia. “Ho toccato con mano i pericoli di questi strumenti e quindi voglio proteggere i miei figli”, risponde Anderson a chi lo accusa di essere troppo rigido. Con lui Steve Jobs e un buon numero di altri amministratori delegati di aziende ad alto contenuto tecnologico, hanno dichiarato in più occasioni di limitare con regole ferree l’uso della tecnologia da parte dei loro figli. E’ quanto sostiene un pezzo molto interessante del New York Times  nel quale sono citati fra gli altri, uno dei fondatori di Twitter, Evan Williams, che dichiara di possedere una grande quantità di libri (cartacei) e d’incoraggiare i figli a utilizzarli al posto dei tablet. Lo stesso Jobs, come viene riportato nella biografia di Walter Isaacson, era solito intrattenersi a cena con la sua famiglia a parlare di libri e di storie interessanti. Rigorosamente senza Ipad.

 

Otto adolescenti su dieci sono su internet h24

jungle_book_mowgli_kaa_657g.r. – Qui sotto una notizia Ansa che fa il punto della situazione nel rapporto tra adolescenti e media. La prima cosa che viene da dire è che non c’è modo di controllare niente in un mondo di terminali personali e portatili. Dobbiamo abituarci. Ma, anche, far vedere (esempio personale degli adulti+parola opportuna) che al mondo ci sono altre cose belle e altri stili di comunicazione. Per il resto, è la rete, bellezza.

 

Otto giovanissimi su 10 online tutti giorni,93% su cellulari – Spopolano i social network, utilizzati anche nelle ore notturne

 

(ANSA) – ROMA, 24 SET – Otto teenager su dieci si collegano

ad internet tutti i giorni e, nel 93% dei casi, lo fanno

attraverso i telefonino, quindi in modo sempre più incontrollato

persino nelle ore notturne. A farla da padrone, come previsto,

sono i social network. Ma, insieme ai ‘likè, secondo gli

esperti, cresce l’insicurezza e aumentano i comportamenti a

rischio. Sono i dati che emergono dall’indagine nazionale della

Società Italiana di Pediatria (SIP). Secondo l’indagine, il 75% Continue reading “Otto adolescenti su dieci sono su internet h24” »

La vita sociale dei teenagers online? “E’ complicata”, ci spiega la studiosa danah boyd nel suo ultimo libro

s.g.- Schermata 04-2456754 alle 18.40.43Il titolo non lascia dubbi: danah boyd, ricercatrice alla Microsoft, specializzata nei rapporti fra giovani e nuovi media, mette subito in chiaro che il tema “è complicato”. “It’s complicated”, uscito da poco negli Stati Uniti, da Yale University Press, si ispira alla nota definizione dei rapporti affettivi proposta da Facebook (“Sposato”, “Single”, “E’ complicato”) e si propone di indagare il tema senza cadere in semplificazioni poco utili. Un merito del libro è senz’altro quello di mettere in discussione alcuni luoghi comuni che cominciano a  spadroneggiare nei discorsi e nei testi che si occupano di giovani e social media. A cominciare dai “nativi digitali”, che secondo boyd non hanno particolari abilità o superpoteri, come sostiene l’inventore del termine, il giornalista e consulente Marc Prensky. “Sia gli adulti che i ragazzi hanno molto da imparare…La familiarità con gli ultimi gadgets o servizi è spesso meno importante del possesso delle conoscenze critiche per partecipare in modo proficuo alla vita online, incluse la capacità di controllare come si muovono le informazioni personali e quella di cercare e interpretare le informazioni cui si ha accesso”, scrive l’autrice, che invita i genitori e gli educatori ad assumersi le proprie responsabilità e a non rifugiarsi nel comodo alibi che non ci sia niente da insegnare a giovani che ne sanno più di loro. Fra i temi affrontati nel volume ci sono: cyberbullismo, dipendenza da Internet e privacy, sui quali la studiosa propone una lettura diversa da quella imperante nei media, anche se non sempre condivisibile. E’ certamente utile ricordare che il concetto di privacy per i teenagers è soprattutto visto in relazione agli adulti,  come un modo per difendersi e sentirsi protetti dalle intrusioni di genitori ed educatori nella vita privata. Il che spiega perché ci sia poca preoccupazione e consapevolezza riguardo all’eccesso di  informazioni e immagini messe a disposizione online sulla propria vita. Sul cyberbullismo l’autrice invita a considerare con più attenzione le condizioni patologiche da cui si sviluppa, senza demonizzare la tecnologia, e lo stesso atteggiamento viene proposto nel considerare la dipendenza da Internet. boyd fa propria la citazione di Vint Cerf, uno dei padri della Rete: “Internet è uno specchio della nostra società…Se non ci piace ciò che vediamo in quello specchio il problema non è intervenire sullo specchio, ma sulla società”. Se è vero che la Rete è uno specchio, non è però del tutto neutrale. E forse richiede qualche cautela in più di quelle suggerite da boyd.

La gamification nel lavoro e nell’educazione

Copertina Fogli marzog.r. – Che cos’è la gamification? Cominciamo da quello che non è: aggiungere giochini a un argomento serio per intrattenere chi altrimenti si annoierebbe. Invece è un metodo per rendere più coinvolgenti delle realtà di apprendimento che altrimenti risulterebbero più ardue, faticose e difficili. Il segreto per una “buona” gamification è partire dallo scopo che s’intende raggiungere, e usarne gli strumenti non come accessori per divagare o imbonire, bensì per favorire la comprensione e l’immedesimazione. Di tutto questo, applicato alla scuola, ho parlato in un articolo su “Fogli” di marzo. La gamification è ben nota negli ambienti del marketing, molto meno nell’educazione, dove avrebbe potenzialità importanti. Ecco l’articolo: Gamification al lavoro. E a scuola?

Facebook sta invecchiando? Perché ha comprato Whatsapp

Copertina "Fogli" di aprile

Copertina “Fogli” di aprile

g.r. – Facebook sta invecchiando? Forse no, ma certamente sta riflettendo sull’evoluzione della rete, che vede sempre più in primo piano terminali portatili come tablet e smartphone, con la loro facilità e immediatezza d’uso. Per questo molti giovani e giovanissimi preferiscono sempre più sistemi immediati di messaggistica, maneggiabili in qualsiasi momento. Ed è per questo che Facebook si è tutelando comprando (per un mucchio di miliardi di $) il potenziale concorrente Whatsapp. Chi fosse interessato all’argomento legga questo mio articolo su “Fogli”: Ciao ciao Facebook?

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