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La vita sociale dei teenagers online? “E’ complicata”, ci spiega la studiosa danah boyd nel suo ultimo libro

s.g.- Schermata 04-2456754 alle 18.40.43Il titolo non lascia dubbi: danah boyd, ricercatrice alla Microsoft, specializzata nei rapporti fra giovani e nuovi media, mette subito in chiaro che il tema “è complicato”. “It’s complicated”, uscito da poco negli Stati Uniti, da Yale University Press, si ispira alla nota definizione dei rapporti affettivi proposta da Facebook (“Sposato”, “Single”, “E’ complicato”) e si propone di indagare il tema senza cadere in semplificazioni poco utili. Un merito del libro è senz’altro quello di mettere in discussione alcuni luoghi comuni che cominciano a  spadroneggiare nei discorsi e nei testi che si occupano di giovani e social media. A cominciare dai “nativi digitali”, che secondo boyd non hanno particolari abilità o superpoteri, come sostiene l’inventore del termine, il giornalista e consulente Marc Prensky. “Sia gli adulti che i ragazzi hanno molto da imparare…La familiarità con gli ultimi gadgets o servizi è spesso meno importante del possesso delle conoscenze critiche per partecipare in modo proficuo alla vita online, incluse la capacità di controllare come si muovono le informazioni personali e quella di cercare e interpretare le informazioni cui si ha accesso”, scrive l’autrice, che invita i genitori e gli educatori ad assumersi le proprie responsabilità e a non rifugiarsi nel comodo alibi che non ci sia niente da insegnare a giovani che ne sanno più di loro. Fra i temi affrontati nel volume ci sono: cyberbullismo, dipendenza da Internet e privacy, sui quali la studiosa propone una lettura diversa da quella imperante nei media, anche se non sempre condivisibile. E’ certamente utile ricordare che il concetto di privacy per i teenagers è soprattutto visto in relazione agli adulti,  come un modo per difendersi e sentirsi protetti dalle intrusioni di genitori ed educatori nella vita privata. Il che spiega perché ci sia poca preoccupazione e consapevolezza riguardo all’eccesso di  informazioni e immagini messe a disposizione online sulla propria vita. Sul cyberbullismo l’autrice invita a considerare con più attenzione le condizioni patologiche da cui si sviluppa, senza demonizzare la tecnologia, e lo stesso atteggiamento viene proposto nel considerare la dipendenza da Internet. boyd fa propria la citazione di Vint Cerf, uno dei padri della Rete: “Internet è uno specchio della nostra società…Se non ci piace ciò che vediamo in quello specchio il problema non è intervenire sullo specchio, ma sulla società”. Se è vero che la Rete è uno specchio, non è però del tutto neutrale. E forse richiede qualche cautela in più di quelle suggerite da boyd.

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