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Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

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“Internet-patia”: una ricerca dell’Aiart

internetpatias.g. – Giovedì, 6 novembre, a partire dalle 9, si terrà nell’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio a Roma, un convegno di presentazione dei risultati della ricerca sull’”Internet-patia” condotta dall’Associazione Spettatori Aiart. Tra gli interventi della giornata ci saranno quello di Monsignor Nunzio Galantino, segretario nazionale della Cei, del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e di Federico Tonioni, autore della prefazione del volume e responsabile dell’ambulatorio dipendenze da internet del Policlinico Gemelli di Roma. Il libro, con i risutati della ricerca,  è costituito da cinque capitoli che affrontano l’insorgere della dipendenza, la predisposizione e le  azioni di prevenzione di contrasto. Sarà possibile seguire l’evento in streaming collegandosi al portale di Roma Capitale.

Un interessante articolo sull’argomento è uscito il 6 novembre su Avvenire a firma di Federico Tonioni.

Otto adolescenti su dieci sono su internet h24

jungle_book_mowgli_kaa_657g.r. – Qui sotto una notizia Ansa che fa il punto della situazione nel rapporto tra adolescenti e media. La prima cosa che viene da dire è che non c’è modo di controllare niente in un mondo di terminali personali e portatili. Dobbiamo abituarci. Ma, anche, far vedere (esempio personale degli adulti+parola opportuna) che al mondo ci sono altre cose belle e altri stili di comunicazione. Per il resto, è la rete, bellezza.

 

Otto giovanissimi su 10 online tutti giorni,93% su cellulari – Spopolano i social network, utilizzati anche nelle ore notturne

 

(ANSA) – ROMA, 24 SET – Otto teenager su dieci si collegano

ad internet tutti i giorni e, nel 93% dei casi, lo fanno

attraverso i telefonino, quindi in modo sempre più incontrollato

persino nelle ore notturne. A farla da padrone, come previsto,

sono i social network. Ma, insieme ai ‘likè, secondo gli

esperti, cresce l’insicurezza e aumentano i comportamenti a

rischio. Sono i dati che emergono dall’indagine nazionale della

Società Italiana di Pediatria (SIP). Secondo l’indagine, il 75% Continue reading “Otto adolescenti su dieci sono su internet h24” »

Ancora sul Safer Internet Day

bambino_e_pc_jpgg.r. – Torno sul Safer Internet Day, dell’11 febbraio scorso, la giornata internazionale di sensibilizzazione all’uso sicuro della rete promossa dalla Commissione Europea.

Può sembrare un peccato che a predominare, nei confronti di internet, sia un aggettivo come “safer”, più sicuro: piuttosto di cautela che di scoperta. D’altra parte la tipologia dei reati commessi sulla Rete, dal cyberbullismo alla pedopornografia, dal furto di identità allo stalking, rende necessario – specie verso i minori – un atteggiamento prudenziale anche a costo d’intralciare atteggiamenti e attività che la tecnologia in sé può consentire. Meglio più vincolati e protetti che più liberi ed esposti.

Ma la questione rimane più culturale che tecnologica. Sono le persone che devono diventare più consapevoli. E c’è, nel termine inglese “safe”, una radice etimologica comune con un altro termine a cui la tecnologia ha dato un valore speciale: “save”, salvare. Questo vocabolo quasi teologico designa l’azione d’incidere i nostri ricordi su una memoria artificiale (salvare un file) in maniera da non perderli mai più.

Queste due esigenze, la sicurezza e la memoria, hanno molto in comune. Se è vero, infatti, che la smisurata capacità di memorizzazione e rintracciamento dei dati è la prerogativa forse più importante dell’era della Rete, che nulla dimentica e tutto ripropone, è anche vero che ciò non garantisce né la qualità dei ricordi né la loro paternità. E non certifica alcuna gerarchia di valori tra le mille informazioni della Rete.

È, anche questa, una falla di sicurezza. Le persone senza memoria, senza priorità in ciò che va ricordato, subiscono una violenza rispetto alla dignità umana e ai fini della vita. E spesso, a loro volta, infliggono violenza perché inseguono obiettivi parziali di appagamento e sopraffazione. Internet deve aiutare a “salvarci” anche sotto questo profilo. La strada “safer” passa dall’affermazione inequivoca di valori e di princìpi, nei “luoghi sociali” in cui le persone s’incontrano sulla Rete.

Digital Kids: il decalogo Internet per genitori e figli

Online, nella sezione info (qui), abbiamo inserito un ampio estratto del nostro volume “Digital kids. Guida ai migliori siti web, cd-rom e videogiochi per bambini e ragazzi” (Raffaello Cortina Editore, Milano 2001), tuttora in libreria. Chi volesse può scaricarlo. A testimonianza del fatto che può essere utile inserisco qui sotto un Decalogo della navigazione in sicurezza con le avvertenze per genitori e per figli:

Avvisi ai naviganti

Oltre agli ausili della tecnologia è necessario seguire alcune semplici regole di comportamento per evitare spiacevoli sorprese nel corso della navigazione online dei propri figli o allievi. Sono molti i siti italiani e stranieri che riportano il decalogo della navigazione in sicurezza. Si tratta in buona parte di regole dettate dal buon senso. Qui ve ne offriamo un compendio:

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Inghilterra: cyberdipendenza e divieto di pc sotto i 9 anni

g.r. – Il pc e i videogiochi drogano i bambini (e gli adulti)? Continuo a pensare che i mezzi non vadano confusi con i fini, né i sintomi con le malattie. Così come non si cura la varicella pustola per pustola, ho i miei dubbi sul fatto che proibizioni clamorose come quella che il Corriere ieri ha ripreso (qui) abbiano senso: proibire l’uso del pc a chi ha meno di 9 anni, come propongono scienziati inglesi, davvero serve a garantirne l’equilibrio psicofisico? S’intravvede nella argomentazioni che sì, qualcosa di interessante c’è. Quel che conta, come si accenna nell’articolo, è che il bambino apprenda per tempo a distinguere la realtà dalla fantasia. Ma qui sta il punto: anche i mondi mediati dalle tecnologie sono realtà, una parte dell’unica realtà. Dire e far credere il contrario è il primo passo per una schizofrenia tecnologica e comportamentale. Alla realtà i bambini vanno educati, non abbandonati: qui sta il segreto dell’equilibrio e della maturazione serena di un giovane uomo, di una giovane donna.

Tra le righe si legge il grande problema (la scarlattina) che nessuno vuol pronunciare: che razza di società ci siamo costruiti, dove non ci è materialmente possibile garantire la nostra tranquilla presenza accanto ai figli e la loro educazione in un contesto familiare? Questa, e non altra, è l’aggressione più grave al concetto di realtà, che stiamo collettivamente sottraendo ai più piccoli.

Quanto ai videogiochi, certo, possono alterare la percezione: non solo ai piccini, anche agli adulti. Leggetevi qui la confessione di un ex drogato di World of Warcraft. Può succedere: conosco altre persone identicamente drogate, per esempio, dal loro lavoro. Non vuol dire necessariamente che quella “droga” sia malvagia. Anche qui è questione di equilibrio, un equilibrio che va continuamente “educato” e non lasciato in balia delle emozioni, delle passioni.

Altrimenti hanno ragione coloro che da tutte le parti, in tv e sui giornali, e sulle maglie delle squadre di calcio, ci invitano a scommettere. La passione per il gioco d’azzardo è questo: pensare che la fantasia più improbabile diventi realtà. Pensarlo senza fondamento, visto che le statistiche sono contro. Ma, nel frattempo, giocare ampie risorse reali al servizio di questo miraggio.

Qui invece vorremmo parlare dell’esatto contrario: di scommettere i nostri sogni sulla realtà. Su una realtà migliorabile.

g.r.

Genova, carabinieri per bloccare un ragazzo schiavo di un videogioco

g.r. – Succede a Genova, oggi: sono dovuti intervenire i carabinieri per tenere a freno un tredicenne che non voleva interrompere il suo videogioco preferito: è stata la madre a chiamarli, allarmata, dopo che per continuare a giocare il figlio aveva saltato pasti e scuola. Ripreso, aveva reagito in modo violento.

I carabinieri hanno sequestrato la console con cui il ragazzo giocava e hanno anche avviato un’indagine sulle modalità di accesso e di utilizzo del videogame in questione. Che è un gioco di guerra online riservato a maggiorenni.

Lasciamo stare i moralismi d’occasione, pronti e facili. Propongo due considerazioni forse meno immediate, ma utili a capire.

Primo punto. Se un tredicenne accede a un sito riservato a maggioorenni qualcosa è già successo: falsificazione dell’account, uso di carta di credito non sua, eccetera. Una madre queste cose può ignorarle, dal momento che in materie tecnologiche gli adolescenti sono spesso più svegli e più competenti dei genitori. Però questo implica almeno che la “trasgressione” è stata più ampia di ciò che dichiarano le agenzie.

Seconda considerazione. Forse bisogna cambiare prospettiva. Certo, è possibile che un ragazzo venga così ammaliato da un videogioco da perdere il conto del tempo e del mondo. Molti ragazzi passano ore – giorni, notti – avvinti al video per “andare avanti” con un gioco appassionante. Peraltro ricordo me stesso quindicenne passare due notti intere, consecutive, sveglio e arzillo a divorare “Il signore degli anelli”, appena venutomi in mano. Succede, è sempre successo.

E allora si può pensare pure che un ragazzo che va “oltre”, che non mangia e non va a scuola, che falsifica la propria identità e minaccia la madre di violenza al punto che si debbano convocare i carabinieri, un ragazzo simile aveva già, magari inespresso, un problema serio di equilibrio e di senso della realtà. Che magari è esploso nell’immedesimazione col videogame, ma già c’era. Più o meno come quando un ragazzino ubriaco o peggio si mette al volante di un bolide e guida nella notte.

Terza considerazione, d’altro ordine. Tutti i videogiochi riportano un avviso riguardante l’età minima consigliata. Se non lo riportanom lasciamoli perdere. Se l’avviso c’è, occorre rispettarlo. Vale per i produttori, i venditori, gli acquirenti. Facendo rispettare quell’avviso, rispettiamo anzitutto i ragazzi.

g.r.

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