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Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

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I nativi digitali? Non esistono

nativi-digitalis.g.-I nativi digitali esistono davvero? Se lo chiede lo scrittore Alessandro d’Avenia in un articolo uscito su La Stampa, che potete trovare qui. Secondo l’autore quella di “nativi digitali” è soltanto una comoda semplificazione che c’impedisce di guardare in faccia la realtà. L’autore sostiene, riprendendo le tesi di uno studioso come Cesare Rivoltella, che non ci siano prove scientifiche di un cambiamento strutturale nel cervello dei ragazzi che fanno massiccio uso delle tecnologie. Quindi un utilizzo indiscriminato di Lim e tablet nelle aule scolastiche non si può considerare, da solo, un rimedio alla mancanza di attenzione e di coinvolgimento degli alunni. L’articolo offre ottimi spunti per una riflessione seria sull’argomento. Ci sono molti punti in comune con il lavoro di Howard Rheingold sulle nuove competenze digitali, proposto in “Perché la rete ci rende intelligenti”, e in particolare sulla sua analisi approfondita delle dinamiche dell’attenzione.

Digital kids, videogiochi e mondi della rete

g.r. – Digital kids all’Internet Festival di Pisa. Sabato 7 maggio, alle 15, terrò un seminario su “Videogiochi e mondi della rete. Digital kids, genitori e insegnanti”. Questo il link per conoscere il programma dell’evento.

Il “divario digitale” è fra noi: sembra che si dilati l’abisso tra le nuove generazioni, abilissime nell’uso delle tecnologie e dei linguaggi tra i quali sono nati, e le generazioni precedenti, che invece – dicono non pochi studiosi – non sono in grado di tenere il passo con il velocissimo procedere dei nuovi media. Ammesso e non concesso che tutto ciò sia vero, resta fermo un punto fondamentale: che davanti all’era digitale gli adulti
sono chiamati alla responsabilità di conoscere i “mondi” frequentati dai loro figli e allievi, e hanno il compito di accompagnarli anche nelle nuove frontiere: videogame, social network, comunità online e tutte le nuove tribù nelle quali si aggregano oggi i più giovani. I videogiochi oggi sono tutt’altro che giocattoli o banalità: compongono il mercato più ricco e diffuso dell’intero circo mediatico. E le possibilità offerte dal web anche tramite gli smartphone sono straordinarie e virtualmente illimitate. Opportunità né da temere né da banalizzare, ma da conoscere per capirle insieme, come sempre accade nelle migliori famiglie.

Osè che fai ci provi? Altro che ragazzini

g.r. – è in commercio, con grande spolvero, un gioco che in italiano suona “Osè che fai ci provi?”, edito da Ubisoft. Il titolo originale suona “We Dare”. Si può usare con la Wii o con la Playstation 3.

Sulla confezione c’è scritto “da 12 anni in su” ma occorre molta cautela. Ne ho parlato ampiamente nel mio blog Family game su Famiglia cristiana, qui.

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