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Videogiochi, siti, libri, reti sociali, incontri per vivere in famiglia l'era digitale

nativi digitali

Otto adolescenti su dieci sono su internet h24

jungle_book_mowgli_kaa_657g.r. – Qui sotto una notizia Ansa che fa il punto della situazione nel rapporto tra adolescenti e media. La prima cosa che viene da dire è che non c’è modo di controllare niente in un mondo di terminali personali e portatili. Dobbiamo abituarci. Ma, anche, far vedere (esempio personale degli adulti+parola opportuna) che al mondo ci sono altre cose belle e altri stili di comunicazione. Per il resto, è la rete, bellezza.

 

Otto giovanissimi su 10 online tutti giorni,93% su cellulari – Spopolano i social network, utilizzati anche nelle ore notturne

 

(ANSA) – ROMA, 24 SET – Otto teenager su dieci si collegano

ad internet tutti i giorni e, nel 93% dei casi, lo fanno

attraverso i telefonino, quindi in modo sempre più incontrollato

persino nelle ore notturne. A farla da padrone, come previsto,

sono i social network. Ma, insieme ai ‘likè, secondo gli

esperti, cresce l’insicurezza e aumentano i comportamenti a

rischio. Sono i dati che emergono dall’indagine nazionale della

Società Italiana di Pediatria (SIP). Secondo l’indagine, il 75% Continue reading “Otto adolescenti su dieci sono su internet h24” »

La vita sociale dei teenagers online? “E’ complicata”, ci spiega la studiosa danah boyd nel suo ultimo libro

s.g.- Schermata 04-2456754 alle 18.40.43Il titolo non lascia dubbi: danah boyd, ricercatrice alla Microsoft, specializzata nei rapporti fra giovani e nuovi media, mette subito in chiaro che il tema “è complicato”. “It’s complicated”, uscito da poco negli Stati Uniti, da Yale University Press, si ispira alla nota definizione dei rapporti affettivi proposta da Facebook (“Sposato”, “Single”, “E’ complicato”) e si propone di indagare il tema senza cadere in semplificazioni poco utili. Un merito del libro è senz’altro quello di mettere in discussione alcuni luoghi comuni che cominciano a  spadroneggiare nei discorsi e nei testi che si occupano di giovani e social media. A cominciare dai “nativi digitali”, che secondo boyd non hanno particolari abilità o superpoteri, come sostiene l’inventore del termine, il giornalista e consulente Marc Prensky. “Sia gli adulti che i ragazzi hanno molto da imparare…La familiarità con gli ultimi gadgets o servizi è spesso meno importante del possesso delle conoscenze critiche per partecipare in modo proficuo alla vita online, incluse la capacità di controllare come si muovono le informazioni personali e quella di cercare e interpretare le informazioni cui si ha accesso”, scrive l’autrice, che invita i genitori e gli educatori ad assumersi le proprie responsabilità e a non rifugiarsi nel comodo alibi che non ci sia niente da insegnare a giovani che ne sanno più di loro. Fra i temi affrontati nel volume ci sono: cyberbullismo, dipendenza da Internet e privacy, sui quali la studiosa propone una lettura diversa da quella imperante nei media, anche se non sempre condivisibile. E’ certamente utile ricordare che il concetto di privacy per i teenagers è soprattutto visto in relazione agli adulti,  come un modo per difendersi e sentirsi protetti dalle intrusioni di genitori ed educatori nella vita privata. Il che spiega perché ci sia poca preoccupazione e consapevolezza riguardo all’eccesso di  informazioni e immagini messe a disposizione online sulla propria vita. Sul cyberbullismo l’autrice invita a considerare con più attenzione le condizioni patologiche da cui si sviluppa, senza demonizzare la tecnologia, e lo stesso atteggiamento viene proposto nel considerare la dipendenza da Internet. boyd fa propria la citazione di Vint Cerf, uno dei padri della Rete: “Internet è uno specchio della nostra società…Se non ci piace ciò che vediamo in quello specchio il problema non è intervenire sullo specchio, ma sulla società”. Se è vero che la Rete è uno specchio, non è però del tutto neutrale. E forse richiede qualche cautela in più di quelle suggerite da boyd.

I nativi digitali? Non esistono

nativi-digitalis.g.-I nativi digitali esistono davvero? Se lo chiede lo scrittore Alessandro d’Avenia in un articolo uscito su La Stampa, che potete trovare qui. Secondo l’autore quella di “nativi digitali” è soltanto una comoda semplificazione che c’impedisce di guardare in faccia la realtà. L’autore sostiene, riprendendo le tesi di uno studioso come Cesare Rivoltella, che non ci siano prove scientifiche di un cambiamento strutturale nel cervello dei ragazzi che fanno massiccio uso delle tecnologie. Quindi un utilizzo indiscriminato di Lim e tablet nelle aule scolastiche non si può considerare, da solo, un rimedio alla mancanza di attenzione e di coinvolgimento degli alunni. L’articolo offre ottimi spunti per una riflessione seria sull’argomento. Ci sono molti punti in comune con il lavoro di Howard Rheingold sulle nuove competenze digitali, proposto in “Perché la rete ci rende intelligenti”, e in particolare sulla sua analisi approfondita delle dinamiche dell’attenzione.

Digital kids, videogiochi e mondi della rete

g.r. – Digital kids all’Internet Festival di Pisa. Sabato 7 maggio, alle 15, terrò un seminario su “Videogiochi e mondi della rete. Digital kids, genitori e insegnanti”. Questo il link per conoscere il programma dell’evento.

Il “divario digitale” è fra noi: sembra che si dilati l’abisso tra le nuove generazioni, abilissime nell’uso delle tecnologie e dei linguaggi tra i quali sono nati, e le generazioni precedenti, che invece – dicono non pochi studiosi – non sono in grado di tenere il passo con il velocissimo procedere dei nuovi media. Ammesso e non concesso che tutto ciò sia vero, resta fermo un punto fondamentale: che davanti all’era digitale gli adulti
sono chiamati alla responsabilità di conoscere i “mondi” frequentati dai loro figli e allievi, e hanno il compito di accompagnarli anche nelle nuove frontiere: videogame, social network, comunità online e tutte le nuove tribù nelle quali si aggregano oggi i più giovani. I videogiochi oggi sono tutt’altro che giocattoli o banalità: compongono il mercato più ricco e diffuso dell’intero circo mediatico. E le possibilità offerte dal web anche tramite gli smartphone sono straordinarie e virtualmente illimitate. Opportunità né da temere né da banalizzare, ma da conoscere per capirle insieme, come sempre accade nelle migliori famiglie.

I digital kids secondo Mimi Ito

- s.g. Agli incontri milanesi di Meet the media Guru alla mediateca Santa Teresa, ieri è stata ospite Mimi Ito, antropologa giapponese ora trapiantata in California, specializzata nel rapporto fra giovani e nuove tecnologie. I social media rappresentano una grande opportunità, non sono soltanto un elemento di distrazione, ma possono favorire l’apprendimento, sostiene Ito. Ormai non è più pensabile che in un’aula si ascolti semplicemente una lezione.Mentre il professore parla gli studenti usano i computer per molteplici attività alternative: collegamento a reti sociali, ricezione e spedizione di messaggi. L’errore che si commette, sempre secondo l’antropologa, è cercare di evitare tutto ciò, fermare un processo ormai inarrestabile. Dalla conoscenza tradizionale solitaria che mirava alla produzione di lavori originali, si passa a una continua condivisione di risorse che portano alla produzione di lavori in cui si stratificano i vari contributi. E’ la cultura del remix, dalla rielaborazione creativa di ciò che esiste. “E’ irrealistico pensare che i ragazzi svolgano un lavoro originale, quando molte cose sono già state fatte e si possono trovare facilmente in Rete”, ha sostenuto Ito. La conoscenza si costruisce sempre più spesso negli scambi fra pari, che vanno incoraggiati, anziché nella distribuzione di conoscenze “Top-down”. La studiosa ha citato gli esperimenti di Nicole Pinkard e di Michael Wesch e il fenomeno dei video Lip Dub girati da studenti in ambiente scolastico. Un punto di vista radicale quello di Mimi Ito, che sembra non considerare anche i possibili pericoli di questo atteggiamento “taglia-incolla” che allontana da un pensiero approfondito e personale. Le ricerche di Ito, che tra l’altro è moglie di Scott Fisher, ben noto a chi si occupa di realtà virtuale, si possono trovare sul suo blog, vanno lette e valutate. Anche, nel caso, per confutarle.

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