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Snapchat si usa a proprio rischio e pericolo

Schermata 10-2456946 alle 19.59.12s.g. – Troppo impegnativo e costoso garantire la sicurezza delle immagini scambiate su Snapchat. Si difende così l’azienda che gestisce il popolare servizio, considerato fra i più attenti alla privacy visto che le foto scambiate si cancellano dopo pochi istanti dal monitor di chi le riceve. Peccato che di recente il sito abbia subito un attacco di hacker, che hanno messo online circa 13 GB di foto degli utenti. Secondo l’azienda la responsabilità sarebbe degli utenti che avrebbero utilizzato un programma sviluppato da terze parti e poco sicuro. Motivazioni tecniche a parte, che qui non interessano (per chi volesse dettagli qui si trova il post sul blog di snapchat, citato dalla rivista online readwrite), la notizia è l’ennesima conferma del fatto che scambiarsi qualsiasi contenuto su Internet equivale a scriverlo sulla pietra. Anche se ci pare che si cancelli dopo un attimo.

La vita sociale dei teenagers online? “E’ complicata”, ci spiega la studiosa danah boyd nel suo ultimo libro

s.g.- Schermata 04-2456754 alle 18.40.43Il titolo non lascia dubbi: danah boyd, ricercatrice alla Microsoft, specializzata nei rapporti fra giovani e nuovi media, mette subito in chiaro che il tema “è complicato”. “It’s complicated”, uscito da poco negli Stati Uniti, da Yale University Press, si ispira alla nota definizione dei rapporti affettivi proposta da Facebook (“Sposato”, “Single”, “E’ complicato”) e si propone di indagare il tema senza cadere in semplificazioni poco utili. Un merito del libro è senz’altro quello di mettere in discussione alcuni luoghi comuni che cominciano a  spadroneggiare nei discorsi e nei testi che si occupano di giovani e social media. A cominciare dai “nativi digitali”, che secondo boyd non hanno particolari abilità o superpoteri, come sostiene l’inventore del termine, il giornalista e consulente Marc Prensky. “Sia gli adulti che i ragazzi hanno molto da imparare…La familiarità con gli ultimi gadgets o servizi è spesso meno importante del possesso delle conoscenze critiche per partecipare in modo proficuo alla vita online, incluse la capacità di controllare come si muovono le informazioni personali e quella di cercare e interpretare le informazioni cui si ha accesso”, scrive l’autrice, che invita i genitori e gli educatori ad assumersi le proprie responsabilità e a non rifugiarsi nel comodo alibi che non ci sia niente da insegnare a giovani che ne sanno più di loro. Fra i temi affrontati nel volume ci sono: cyberbullismo, dipendenza da Internet e privacy, sui quali la studiosa propone una lettura diversa da quella imperante nei media, anche se non sempre condivisibile. E’ certamente utile ricordare che il concetto di privacy per i teenagers è soprattutto visto in relazione agli adulti,  come un modo per difendersi e sentirsi protetti dalle intrusioni di genitori ed educatori nella vita privata. Il che spiega perché ci sia poca preoccupazione e consapevolezza riguardo all’eccesso di  informazioni e immagini messe a disposizione online sulla propria vita. Sul cyberbullismo l’autrice invita a considerare con più attenzione le condizioni patologiche da cui si sviluppa, senza demonizzare la tecnologia, e lo stesso atteggiamento viene proposto nel considerare la dipendenza da Internet. boyd fa propria la citazione di Vint Cerf, uno dei padri della Rete: “Internet è uno specchio della nostra società…Se non ci piace ciò che vediamo in quello specchio il problema non è intervenire sullo specchio, ma sulla società”. Se è vero che la Rete è uno specchio, non è però del tutto neutrale. E forse richiede qualche cautela in più di quelle suggerite da boyd.

Educazione all’uso responsabile dei social media

Schermata 11-2456616 alle 16.22.32s.g. – I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni non hanno certo bisogno di qualcuno che spieghi loro come usare i social networks: lo imparano benissimo da soli, è l’acqua in cui nuotano ogni giorno. Ma usarli responsabilmente e in modo critico è tutta un’altra cosa, spesso completamente ignorata. Qualcuno sta già pensando a come rimediare, come riporta questo articolo del corriere online, secondo cui il Senato dello Stato del New Jersey starebbe per approvare una legge che imporrebbe alle scuole pubbliche di prevedere corsi di uso responsabile dei social media. E’ un obiettivo ambizioso, ma oggi quanto mai necessario. Non è ancora troppo tardi per  per cercare di raggiungerlo.

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